Leggi il settimanale

"Nuovi italiani" senza voglia di integrazione

Li vediamo nelle nostre strade a fare risse e furti, a rendere i quartieri sempre più pericolosi e meno vivibili, a spingere le persone a sentirsi insicure a casa propria

"Nuovi italiani" senza voglia di integrazione
00:00 00:00

A Milano può capitare che davanti a un bar uno sconosciuto ti infili accidentalmente, e a ripetizione, una lama di qualche centimetro nella schiena. A Roma, invece, potresti imbatterti in un gruppo di giovani esagitati che per festeggiare il compleanno dell'amico si mettono a esplodere fuochi d'artificio a un passo dal Colosseo e che, quando intervengono le volanti, anziché abbassare la testa fanno di peggio accanendosi, in gruppo, contro gli agenti. Le due città, ovviamente, sono interscambiabili. Di più, i due episodi potrebbero capitare (anzi, sono già capitati) anche altrove. Sono i frutti marci di un buonismo che ha aperto le porte del Paese a un'immigrazione che nella migliore delle ipotesi non ha saputo integrare, in quella peggiore che non si è voluta integrare e che mai lo farà. Sono i "nuovi italiani". Sono quelli che, dicono, fanno i lavori che noi non vogliamo fare (anche se certi "maranza" non li vediamo tanto a raccogliere pomodori in un assolato campo della Puglia). Sono quelli che, altra favoletta degli ultrà dell'accoglienza, ci pagheranno le pensioni. In realtà sono quelli che la sinistra vuole perché li crede futuri elettori. Cosa saranno non lo sappiamo. Cosa sono oggi, invece, sì. Li vediamo nelle nostre strade a fare risse e furti, a rendere i quartieri sempre più pericolosi e meno vivibili, a spingere le persone a sentirsi insicure a casa propria. In Paesi come Francia e Regno Unito è così già da anni, forse decenni. Eppure qualcuno qui da noi ha creduto che in Italia non sarebbe mai capitato. E quindi, giù di moralismo, di solidarietà pelosa, di lezioni sulle frontiere aperte per ritrovarci, infine, a dover gestire un'emergenza senza precedenti. Certo, quelli che oggi predicano ancora accoglienza, nonostante i danni e il conto che stiamo pagando, troveranno ancora scuse e distinguo pur di non ammettere il fallimento delle loro politiche buoniste.

Politiche che dobbiamo sperare non trovino più spazio nel programma dei futuri governi. Perché se mai arriverà il momento in cui i "nuovi italiani" saranno la maggioranza, allora sarà troppo tardi per correre ai ripari e fare alcunché per difenderci.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica