«Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so». Questa acuta osservazione che sant’Agostino fa nelle sue Confessioni introduce bene quella grande riflessione sul tempo a cui ci costringe ogni anno la festa dell’Assunta. Infatti, se nel cuore dell’estate i cristiani hanno inserito come un cuore di luce la cosiddetta Pasqua di Maria, cioè il dogma proclamato da Pio XII (1950) secondo cui Maria, terminato il corso della vita terrena, «fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo», allora questo cambia completamente la nostra percezione della vita stessa. Se questa vita è tutta qui, allora noi siamo schiacciati in un presente banale che, man mano che fa crescere la nostra consapevolezza, diventa disperazione. Se tutto è solo e soltanto qui, che cosa vale davvero la pena in questa vita? Vale la pena amare? Vale la pena impegnarsi per qualcosa? Ma se ogni cosa ha una sua profondità, se ha una prospettiva eterna, ecco che le cose si fanno interessanti. È la stessa preoccupazione di san Paolo, quando scrive
che, se avessimo sperato in Cristo soltanto per questa vita, saremmo «da commiserare più di tutti gli uomini» (Cor 15,19). La cosa però che si avvicina di più all’eternità è l’esperienza dell’amore. Basta passare del tempo con una persona che ami per accorgerti di come il tempo vola. «Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte», dice il Salmo (90,4). E il Cantico dei Cantici arriva a dire che «forte come la morte è l’amore» (8,6), come se solo l’amore reggesse il confronto con ciò che ci mette davanti al limite.
È anche vero il contrario: lì dove non c’è amore il tempo non passa mai. Sembra fermo, sembra non avere futuro. Le notti di tanti vecchi sono infinite per mancanza di amore. Il dolore di tanti malati è insopportabile per mancanza di amore. I turni di lavoro sembrano labirinti di tempo senza nessuna via di uscita quando manca l’amore.
Non è un’intuizione nuova. I padri del deserto avevano già dato un nome a questa dilatazione insopportabile delle ore. Evagrio Pontico, nel Trattato pratico, descrive il demone dell’accidia,
chiamato anche demone del mezzogiorno, come il più gravoso di tutti: quello che «s’incolla al monaco verso l’ora quarta» e ne assedia l’anima fino all’ora ottava, facendogli sembrare che il sole non si muova e che il giorno abbia cinquanta ore.
Ecco allora perché, nel cuore dell’estate, quando il sole sembra esagerare con il suo calore e il demone meridiano può ingannarci rispetto al tempo, è bello ricordarci che questa vita è molto più di quello che semplicemente vediamo.
Un cristiano non cerca la vita eterna per disinteressarsi dell’aldiqua. Sarebbe una forma di alienazione di cui ogni tanto qualcuno accusa i credenti. Solo perché c’è l’eternità, ogni cosa nello spazio e nel tempo è degna di essere presa in considerazione. Maria è quella donna che, quando la incontri, ti ricorda l’eternità, e questo vale più di un banale ferragosto.
