Prima ancora del programma, è scattato il rebus delle insegne. Il "campo largo" regala un tormentone estivo agli italiani: come si chiamerà la coalizione di centrosinistra alle Politiche del 2027? Le proposte dei leader si affastellano, mentre altri esponenti, forse più saggiamente, predicano calma e concentrazione sull'alleanza in sé. Il leader grillino Giuseppe Conte si è lanciato per primo: "Alleanza per la Democrazia e la Costituzione". Angelo Bonelli ha risposto subito: "Troppo lungo". Per il segretario di Europa Verde, sarebbe meglio "Alleanza per la Pace e per l'Ambiente". Il cui acronimo sarebbe "Apa". Benedetta Scuderi, che di Avs è un'europarlamentare, commenta al Giornale: "Beh, penso che sottolinei di sicuro due punti fondamentali per noi". Però il leader ecologista, in contemporanea, ha proposto anche "Alleanza per la Pace e per il Lavoro". C'è da scervellarsi.
La senatrice Alessandra Maiorino, pentastellata, corregge subito il tiro: "Quello proposto da Giuseppe Conte - fa presente al Giornale - non è proprio un nome, è un progetto che ci deve venire uniti". Uniti con o senza "quarta gamba" centro-democratica? Certo, se il "centrino" fosse quello di Alessandro Onorato e di Goffredo Bettini, per l'ex premier pentastellato non ci sarebbero problemi. La formazione "bettiniana" è già pronta a sostenere Conte, e non Schlein, alle eventuali primarie. Dalle parti dell'assessore romano, sul nome, nicchiano: "Pensiamo che adesso la priorità sia il programma", fa sapere il portavoce di Onorato. Matteo Renzi un'idea se l'è fatta. Al leader d'Italia viva piacerebbe "La rosa bianca", come il gruppo di resistenza cristiana che in Germania si oppose al regime nazista. Più caotico il quadro del Pd, dove Elly Schlein non si è ancora espressa. La segretaria, in pubblico, definisce il "campo largo" un'"Alleanza progressista". È la formula che la convince di più e che soddisfa anche le preferenze di Piero Fassino. Ma Dario Franceschini e la sua "Area Dem", per esempio, pensano sia meglio un nome composito: "Progressisti e democratici". All'ala sinistra del Pd basterebbe "Progressisti". Che però è il raggruppamento con cui Achille Occhetto e la sua "gioiosa macchina da guerra" si schiantarono nel '94. Il padre dell'Ulivo Arturo Parisi, intercettato sempre dal Giornale, predica calma: "Nomina sunt consequentia rerum, allora come oggi". I nomi sono un conseguenza delle cose. Filippo Sensi, altro parlamentare ragionativo, cita la Gialappa's e invita il centrosinistra a non cadere nella "tentazione di Gineprio". "Mi auguro solo che sia una coalizione che non si basti, che non si sazia del lavoro fatto sin qui e che abbia voglia di parlare a tutti". Già a tutti, per esempio ai "Riformisti", che sono spariti dai radar anche rispetto alle proposte sul nome da dare alla coalizione.
Carlo Calenda, che nel centrosinistra assicura di non volerci entrare ma che già in passato ha dimostrato di cambiare spesso idea, suggerisce "Alleanza populisti antioccidentali". È una presa in giro. Ma il Nazareno e compagni restano aperti a più o meno ogni suggestione. I nomi cambiano ma il centrosinistra, in fin dei conti, resta sempre se stesso.