Il Papa sta con le vittime. In silenzio su Ratzinger

La Procura di Monaco indaga su 42 casi di abusi dopo il dossier su 497 bimbi violentati

Il Papa sta con le vittime. In silenzio su Ratzinger

Dopo la pubblicazione in Germania del rapporto choc che ha scoperchiato 497 casi di abusi sessuali commessi da uomini di chiesa nella diocesi di Monaco di Baviera, si muove la Procura della città tedesca che ora indaga su 42 casi. Il dossier, diffuso due giorni fa, ha puntato il dito anche sull'ex arcivescovo Joseph Ratzinger, divenuto poi Papa. Avrebbe, secondo la commissione che ha redatto il report, coperto 4 casi di abusi sessuali.

Ieri l'ufficio della portavoce Anne Leiding ha annunciato all'agenzia di stampa tedesca, la Dpa, che sono in corso le inchieste: 41 casi sono stati consegnati alla Procura nell'agosto del 2021 e un altro caso lo scorso novembre. All'indomani della diffusione del rapporto - che ha creato un vero e proprio terremoto nella chiesa tedesca (il 27 gennaio interverrà con una conferenza stampa ufficiale il cardinale Reinhard Marx, a capo della diocesi di Monaco e Frisinga, in Baviera) - è intervenuto anche Papa Bergoglio.

«La Chiesa sta portando avanti con ferma decisione l'impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista», ha sottolineato Francesco nel corso dell'udienza alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, non una parola sul suo predecessore Benedetto XVI. Il Pontefice argentino, che fin dall'inizio del suo pontificato ha avviato una vera e propria operazione di pulizia e trasparenza per debellare la piaga della pedofilia e degli abusi commessi da sacerdoti e religiosi, ha ricordato di aver aggiornato proprio recentemente le norme sui delitti riservati all'ex Sant'Uffizio, «con il desiderio di rendere più incisiva l'azione giudiziaria». «Questa, da sola - prosegue il Papa - non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo».

In totale l'indagine nella chiesa tedesca - che avviene dopo che anche Francia e Spagna hanno portato alla luce casi di abusi - ha individuato 497 vittime, in maggioranza minori maschi, che avrebbero subito abusi nel periodo tra il 1945 e il 2019. Tra i 235 presunti responsabili figurano 173 sacerdoti e 9 diaconi. La maggior parte dei casi, rileva l'indagine, non sono stati denunciati. Quelli denunciati ora alla Procura riguardano esclusivamente esponenti della chiesa che sono ancora vivi.

Ad intervenire anche il governo tedesco. «Gli abusi e il modo in cui sono stati gestiti i casi lasciano senza parole», ha detto la portavoce dell'esecutivo, Christiane Hoffmann. «Gli abusi e la successiva gestione di questi atti sono sconcertanti. Ora si fanno ancora più urgenti un completo chiarimento e un'ampia rivalutazione». Anche un portavoce del ministero della Giustizia ha riferito che i fatti non sono solamente una questione interna alla Chiesa cattolica. «Ogni atto perseguibile dovrà essere indagato e portato all'attenzione della giustizia».

Il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo del Lussemburgo e presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell'Ue, da parte sua, ha chiesto di «rivedere la formazione del clero» e di «modificare il modo di concepire la sessualità». «Se il problema è di sistema, la risposta dev'essere altrettanto sistemica», ha detto in una intervista rilasciata al quotidiano francese La Croix. Anche la Francia, in seguito al rapporto choc Sauvè, ha dovuto fare i conti con 216mila casi di pedofilia tra il 1950 e il 2020. «Bisogna cambiare il nostro modo di vedere la sessualità - ha aggiunto - Finora abbiamo una visione piuttosto repressa della sessualità. Ovviamente, non si tratta di dire alle persone che possono fare qualsiasi cosa o di abolire la moralità, ma credo che dobbiamo dire che la sessualità è un dono di Dio. Quanto ai sacerdoti omosessuali, e ce ne sono molti, sarebbe bene che ne parlassero con il loro vescovo senza che quest'ultimo li condanni».

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