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Il ruolo dell’Italia nel Kurdistan iracheno e perché i soldati italiani sono a Erbil

Nella base di Camp Singara operano istruttori, unità aeromobili e comando logistico del contingente italiano in Iraq. L’obiettivo è addestrare le forze curde e sostenere la coalizione internazionale contro lo Stato islamico

Il ruolo dell’Italia nel Kurdistan iracheno e perché i soldati italiani sono a Erbil
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L’attacco che ha colpito la base italiana di Erbil, senza provocare vittime né feriti, ha riportato l’attenzione su una presenza militare che l’Italia mantiene da anni nel Kurdistan iracheno. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che un missile ha raggiunto la base ma che il personale italiano è rimasto illeso.

Ma il punto politico e strategico è un altro: a Erbil non c’è una forza da combattimento schierata per operazioni offensive, bensì il perno del contributo italiano alla missione in Iraq, centrato su addestramento, supporto, comando e cooperazione con le forze locali e con la coalizione internazionale anti-Daesh.

La presenza italiana a Erbil e in Iraq

Sulla consistenza del contingente bisogna distinguere tra il dato complessivo italiano in Iraq e la presenza specifica nella base di Erbil. Il dossier parlamentare sulle missioni internazionali per il 2025 indica, per il dispositivo italiano collegato alla coalizione anti-Daesh, alla NATO Mission Iraq e al supporto logistico regionale, una consistenza complessiva di circa 1.270 unità, comprendendo quindi più sedi e più componenti tra Iraq, Kuwait, Qatar e assetti collegati.

Per quanto riguarda Erbil, si tratta di circa 300 militari italiani presenti a Camp Singara. "La base italiana a Erbil è una base all'interno di un comprensorio che comprende altre basi di altri paesi, non sappiamo se era diretto contro gli italiani o contro l'insediamento in generale. Non si capisce se sia stato un missile iraniano o di milizie filo iraniane", certo è che sappiamo che quella parte di Kurdistan è sotto attacco, la situazione è pericolosa", ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Cosa fa la base italiana: addestramento dei peshmerga e supporto alla sicurezza

La missione italiana a Erbil rientra nell’operazione Prima Parthica, in supporto alla coalizione multinazionale Inherent Resolve. L’obiettivo è addestrare le forze di sicurezza curde e irachene affinché raggiungano una progressiva autonomia nel contrasto a Isis/Daesh e nel mantenimento della sicurezza regionale. In particolare, a Camp Singara il contingente italiano fornisce consulenza e addestramento ai Peshmerga e alle Zeravani Forces, le unità di sicurezza del Kurdistan iracheno.

Le attività sono prevalentemente di formazione specialistica. Tra i corsi indicati dalla Difesa italiana figurano addestramento al combattimento in ambienti chiusi, tiro di precisione, soccorso sanitario tattico, controllo della folla, contrasto agli ordigni improvvisati, guerra in montagna, pianificazione operativa e formazione di istruttori locali. Nel solo 2025 i team mobili italiani hanno addestrato oltre mille militari delle forze di sicurezza curde, mentre dall’avvio della missione il contingente italiano ha contribuito alla preparazione di decine di migliaia di uomini delle forze di sicurezza irachene e curde.

Non solo istruzione militare: logistica, elicotteri, comando e cooperazione civile

La presenza italiana a Erbil non si limita all’addestramento. La base svolge anche funzioni di comando, collegamento e supporto logistico per il dispositivo nazionale nell’area. Il contingente garantisce attività infrastrutturali, amministrative e sanitarie, oltre al coordinamento dei movimenti di personale e materiali destinati alle missioni in Iraq e nei Paesi limitrofi. L’Italian National Contingent Command-Land mantiene inoltre i rapporti con le autorità civili e militari della Regione autonoma del Kurdistan.

A Erbil è presente anche una componente aeromobile dell’Esercito, il Task Group “Griffon”, che assicura il trasporto di personale ed equipaggiamenti della coalizione con elicotteri NH-90, contribuendo alla mobilità operativa nel teatro iracheno. La base ospita inoltre attività di comunicazione e interoperabilità con gli alleati, con esercitazioni dedicate al comando e controllo e ai sistemi radio.

Accanto alle attività militari, il contingente svolge anche progetti di cooperazione civile-militare. Tra questi figurano interventi sanitari, forniture di materiale medico e iniziative di sostegno alle comunità locali, compresa la popolazione yazida del nord dell’Iraq, con l’obiettivo di rafforzare la stabilità dell’area e il rapporto con le autorità regionali.

Il contingente italiano qui è impegnato anche in attività benefiche.

Proprio a metà gennaio il team Cimic (Civil Military Cooperation) ha donato farmaci e presidi medici al Direttorato della Salute di Sulaymaniyah che garantisce il supporto logistico a oltre 30 ospedali e circa 100 centri di primo soccorso presenti sul territorio.

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