Tamara ha dieci anni, ma non è una bambina: è già in pensione. È uno dei circa 40 cani della polizia penitenziaria, un incrocio tra pitbull e amstaff, bianca e nera. Otto anni fa Tamara è stata "arruolata" mentre era in un canile, e da allora, dopo l'addestramento, ha passato anni a cercare droga nelle carceri pugliesi, contribuendo a sequestri di cocaina, eroina, hashish e marijuana, droga che era arrivata fin dietro le sbarre ma che poi non è sfuggita al suo fiuto. Due anni fa, un tumore alla tiroide l'ha costretta a un intervento e al congedo. Ma la pensione, per Tamara, anche se ha servito lo Stato, poteva significare essere abbandonata in una gabbia, accanto ai "colleghi" ancora in servizio, fino a fine vita. A Tamara è andata bene, per il cuore del suo conduttore, il sovrintendente Antonio Fiore. È andato in pensione pure lui, e oggi continua a prendersene cura, sostenendo personalmente tutte le spese per il mantenimento e la salute di Tamara, almeno 1.000 euro l'anno. Ma la storia di questa meticcia antidroga riaccende i riflettori sul destino dei cani delle forze dell'ordine a fine carriera.
Un esercito a quattro zampe che si divide tra polizia penitenziaria, polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale: i cani in divisa sarebbero almeno 1.300 in Italia, 500 solo tra polizia e carabinieri. Sono nelle carceri, nelle stazioni, nei porti, negli aeroporti e ai valichi di frontiera a intercettare droga, cellulari, esplosivi e valuta falsa, in prima linea nelle manifestazioni di piazza, nelle operazioni antidroga, fianco a fianco degli artificieri o impegnati a soccorrere persone ferite o ricercare scomparsi. Un lavoro prezioso, portato avanti da una squadra composta dal cane e dal suo agente umano. E il rapporto tra conduttore e cane è molto forte, tant'è che di solito come per Tamara prosegue anche dopo il "pensionamento" del quattro zampe in divisa. Il problema è un altro. Ossia che l'umano dell'unità cinofila, a quel punto, si fa anche carico delle spese per il mantenimento del suo collega canino.
La denuncia arriva da due sindacati di polizia. Il Sappe per la penitenziaria e il Siulp per la polizia. Che ricordano come, dopo anni di onorato servizio, non sia prevista per i cani una dignitosa buonuscita. Il Siulp ha aperto le danze all'inizio del mese, segnalando "la totale assenza di stanziamenti di bilancio relativo all'assistenza veterinaria dei cani" nel biennio 2025-26, una "dimostrazione di insensibilità" verso questi "eccezionali colleghi" che il Siulp "ritiene totalmente inaccettabile". Un problema comune a tutte le unità cinofile. Tant'è che ieri anche il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, con una nota del suo segretario Federico Pilagatti, spiega di ritenere "scandaloso che questi poliziotti a quattro zampe che hanno dato la vita per lo Stato non vengano nemmeno risarciti con un piccolo sussidio da erogare ai conduttori che, per evitare che i cani muoiano ripudiati, trascurati e tristi nei canili" delle forze dell'ordine di riferimento, li adottano, e "si addossano spese che talvolta sono esorbitanti, a seguito di patologie contratte durante la loro attività lavorativa", particolarmente usurante.
Anche se i cani "in divisa" fossero più di mille, quelli "pensionati" sarebbero molti di meno.
Per questo, osservano i sindacati, ripristinare gli stanziamenti per il contributo al mantenimento di chi sceglie di farsene carico difficilmente avrebbe un impatto rilevante sui conti pubblici. E consentirebbe di garantire un fine carriera dignitoso ad animali che per anni hanno lavorato al servizio dello Stato.