L'idea è maturata lunedì sera, al ristorante Baretto di Milano, dove Vittorio Feltri ha festeggiato i suoi 60 anni di giornalismo tra colleghi direttori, parlamentari e vip. Ma Daniela Santanché se l'è tenuta ben stretta, quasi a centellinare una proposta che sicuramente scuoterà il centrodestra. "Io avrei un nome per il candidato sindaco: Antonio Di Pietro" lascia cadere. E così l'ex ministro del Turismo irrompe con la sua provocazione-suggestione rivolta a una coalizione che non ha ancora trovato il nome giusto. "Leggo tanti nomi, auto candidature, ma credo sia il momento di sparigliare le carte".
Originaria di Cuneo, studi a Torino, la senatrice di Fratelli d'Italia rimarca la sua milanesità. "Qui ci vivo da sempre, almeno da quarant'anni. Ed è il momento di ricordare che i nostri, quelli che ci votano, ormai stanno in provincia. È cambiata la città, una metropoli sempre meno alla portata del ceto medio. Tutto è mutato, ricordo bene che in via della Spiga c'era pure il macellaio. Ormai Milano non è più l'Italia, come New York non è l'America". E quindi si va dritto sul nome di chi potrebbe correre nel 2027 per subentrare al sindaco Sala e, soprattutto, strappare Palazzo Marino alla giunta rosso-ambientalista. Santanché motiva la sua idea ("ma per favore non scrivete che è pazza"). Quella di riunire il centrodestra sotto l'ex pm Antonio Di Pietro, l'emblema di Mani Pulite che tra il 1992 e il 1994 decapitò il pentapartito a Milano mandando a San Vittore frotte di democristiani e socialisti.
I suoi meriti attuali? "Ha fatto una grande campagna referendaria per il Sì alla riforma della giustizia, dimostrando di avere cambiato idea, perché solo i paracarri non cambiano idea". E le capacità amministrative dell'ex Tonino nazionale? Santanché non si fa sorprendere: "Ha fatto il ministro, il leader di partito, il senatore. Uno insomma che la politica l'ha fatta, non arriva dal nulla". Si aspettano le reazioni, soprattutto dall'ala di Forza Italia (in testa la capogruppo Stefania Craxi) che aveva manifestato palese disagio nel trovarsi l'ex magistrato molisano come compagno di strada nel comitato del Sì. Di Pietro si è speso con passione e anche un po' di autoironia a supporto della grande battaglia referendaria giocata in prima persona dal governo.
Interviste, dibattiti, confronti, comizi per convincere i cittadini che la giustizia, come l'amministrava lui, era fuori dal tempo e necessitava di una profonda revisione.
Una causa che alle urne è stata respinta, lasciando ai promotori del Sì un senso di incompiutezza che reclama una rivincita politica. Non a caso l'ex sostituto procuratore ha annodato forti rapporti con spezzoni del centrodestra che oggi lo considerano una risorsa da spendere nei prossimi appuntamenti elettorali.
La senatrice Santanché, volto della Milano meloniana ben introdotta nel tessuto economico e politico della metropoli, giura di non essersi ancora confidata sull'ipotesi Di Pietro né con il diretto interessato né con altri colleghi di
partito. "Lo confido adesso a Il Giornale che è anch'esso parte integrante di questa città. Ripeto, è una mia suggestione che voglio porti a una riflessione. Ecco, un contributo che spariglia le carte". Daniela vota Tonino.