Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:19
UNA «NON» SOLUZIONE

Politicamente rassicurante. Socialmente inefficace

Assurdo infilarli in un sistema carcerario che non funziona: così si contengono corpi ma non restituiscono persone

Aggredì poliziotti al Colosseo: espulso

Si tratta di un disegno di legge politicamente rassicurante ma socialmente inefficace. Intanto per proporre gli istituti di detenzione come soluzione bisognerebbe avere un sistema carcerario non diciamo infallibile ma quantomeno funzionante. Mentre da noi le prigioni sono sovraffollate, la carenza di personale è cronica così come l’insufficienza di psicologi, educatori e operatori sociali e nei penitenziari giovanili i ragazzi soffrono di dipendenze, si suicidano, commettono atti di autolesionismo, organizzano sommosse ed evasioni nel disperato tentativo di gridare cosa accade davvero dietro quelle grate. Chiuderli in queste gabbie acefale non significa recuperarli, quanto piuttosto certificare che li si dà per persi. Che su di loro si è smesso di credere: «Mare fuori» e nessuna speranza dentro. Così li si contiene e basta, li si rende quei «corpi docili» di cui parlava Michel Foucault nel suo «Sorvegliare e punire». Perché la galera, a quell’età, contiene i corpi ma non restituisce le persone. Li si consegna al destino irreversibile di qualsiasi scommessa mancata. Li si butta via lì dentro, chiusi a chiave e silenziati. E questo non è risolvere, è solo amministrare la disperazione. Una dimostrazione di forza che scopre tutta la debolezza possibile.

Delle istituzioni, della scuola, delle famiglie per poi arrivare alle parole vuote che ormai affollano per dovere il nostro vocabolario politicamente corretto come «inclusione» o «integrazione». E lo sappiamo che la tolleranza nei confronti dei maranza, delle gang, degli sfasci al Colosseo, delle aggressioni nei parchi e perfino dei ragazzetti bene in camicia bianca che devastano i bar di Forte dei Marmi è ormai pari a zero. Abbiamo un figlio adolescente che spesso guardiamo e fatichiamo a ricondurre a noi per come si veste, per come troppo spesso sceglie di parlare. Ma poi arriva un punto in cui si tratta di dimostrare altro: il rispetto per gli anziani, l’empatia nei confronti del prossimo, la tenerezza verso gli animali e altre cose altrettanto sostanziali. E lì lo troviamo sempre. Lì lo riconosciamo. A dimostrazione del fatto che se ci si sforza di capire, almeno ogni tanto si viene compresi. Che talvolta, senza quasi rendersene conto, su una piccola porzione di loro, tra quei progetti di barba e quelle anime in fermento, si riesce a incidere. E con un po’ di fortuna, tanto basta. Il diritto penale può interrompere un gesto, non basta certo a raddrizzare una vita e a darle una direzione. E invece di una vita e di una direzione un quattordicenne ha diritto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.