Positivi, crescita stabile. Ma c'è una speranza: contagiosità diminuita

Ieri i nuovi casi sono 4.585, morti a +766 Ma secondo l'Iss "l'R zero" è ora sotto quota 1

Un altro zero a zero. Un altro pareggio con il virus in una partita che ci vede sempre sotto nel punteggio ma che da qualche giorno appare più equilibrata, attendendo il giorno della rimonta e poi quella della vittoria.

Quindi ecco i numeri di giornata, sciorinati dal capo della Protezione civile Angelo Borreli, che ha invitato gli italiani a non mollare («al momento l'importante è mantenere il distanziamento sociale e rispettare certe regole: io attualmente la mascherina non la porto, anche se con questo non voglio dire che è inutile»). Ieri c'erano 85.388 contagi attivi, con un aumento di 2339 casi rispetto a giovedì, in linea con i giorni precedenti (giovedì era stato +2477, mercoledì 2937, martedì 2107). Il numero di nuovi contagi, che si ottiene assommando ai contagi attivi il numero dei nuovi morti e dei nuovi guariti, è di 4585 e anche qui siamo in coerenza con gli ultimi cinque giorni, quando si è sempre stati su quota 4mila e qualcosa. Stabile anche l'aumento dei morti (più 766, giovedì era +760, mercoledì +727) e quello dei guariti (+1480, era +1431 giovedì). Insomma, stiamo ancora passeggiando nel famoso plateau. La discesa non si vede, ma nemmeno la risalita.

In realtà ci sono numeri che fanno sorridere. Sono quelli che precisano la condizione degli attuali positivi: quelli gravi e quindi in terapia intensiva sono 4068, erano 4053 giovedì e quindi l'aumento è stato di appena 15 unità, cosa che allontana il rischio di «sold out» dei letti più «caldi». I ricoverati in altri reparti ospedalieri sono 28.741, con un aumento di 201. Quindi la gran parte dei nuovi contagi è asintomatica o con lievi sintomi e quindi in isolamento domestico: in questa condizione sono 52.572, ben 2116 in più rispetto al giorno prima. Insomma, se non rallentano i contagi sembra almento frenare la gravità del virus.

Altro aspetto positivo l'aumento dei tamponi, negli ultimi due giorni ne sono stati fatti, secondo Angelo Borrelli, «circa 80mila», solo ieri 38.617. E se all'aumentare dei tamponi i nuovi contagi non salgono può voler dire due cose: che l'effettiva incidenza dei contagi sta diminuendo più di quanto dicano i numeri assoluti; oppure che si è iniziato a fare tamponi anche a persone con sintoni più lievi e che quindi molti di più siano negativi.

Comunque il tempo degli entusiasmi appare ancora lontano. Soprattutto nelle regioni più sofferenti, ancora sull'orlo del burrone. La Lombardia resta ancora nettamente in testa alla classifica dei contagi attivi, con 25.876 in Lombardia (oltre il 30 per cento del totale), davanti a Emilia-Romagna (11.859), Veneto (8578), Piemonte (8799), Toscana (4789), Marche (3555), Liguria (2660) e Lazio (2879) nel Lazio. Le regioni meno colpite sono Sardegna (718), Calabria (627), Valle d'Aosta (556), Basilicata (233) e Molise (133).

Ma non ci sono solo i dati della Protezione civile a darci qualche speranza. C'è anche quanto riferito in mattinata, nel corso del punto stampa a Roma, dal capo del dipartimento di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, Gianni Rezza, secondo cui a ieri l'R con zero, ossia il tasso di contagiosità del coronavirus, «è leggermente sotto 1, ma deve calare ancora per vedere un calo dei casi». L'R con zero è il numero che indica quante persone contagia ogni contagiato. Se è sotto l'1 l'epidemia è destinata a perdere vigore da un punto di vista puramente matematico. Certo, il tasso «varia da regione a regione». E certo «quando facciamo contenimento creiamo artificiosamente dei picchi più bassi ma la popolazione suscettibile resta». E certo «ci vorrà tempo per vedere meno casi, stiamo ancora vedendo la coda di casi di persone contagiate molti giorni fa, magari in famiglia». Ma la strada sembra quella giusta. Quella di casa, naturalmente

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