Putin incassa le scuse turche e vede la fine delle sanzioni

Lo zar sta per vincere su tutta la linea. Erdogan ora fa l'agnellino e la Francia lavora per cancellare le misure economiche anti-Russia

Putin incassa le scuse turche e vede la fine delle sanzioni

Lo scontro tra lo Zar e il Sultano per l'abbattimento dell'aereo russo da parte dei caccia turchi non è ancora finito, ma al sesto giorno - il primo sta vincendo largamente ai punti. Erdogan non è ancora arrivato, e forse non arriverà mai per non perdere la faccia, a presentare scuse formali, ma sta abbassando sempre più i toni, e nonostante il quasi sprezzante silenzio con cui Putin ha reagito alla sua richiesta di un incontro chiarificatore a Parigi ai margini della Conferenza sul clima, ieri l'ha rinnovata esprimendo «tristezza» per l'accaduto e impegnandosi a evitare nuovi incidenti. «Questo evento ci turba molto - ha dichiarato in una intervista - e spero davvero che non accada di nuovo.

Lo scontro non rende felice nessuno». Intanto, il suo portavoce Ibrahim Kalim sosteneva contraddicendo platealmente la prima versione turca che parlava di reazione legittima a un'aggressione - che l'abbattimento non è stato un'azione ostile, e che non sarebbe avvenuto se l'aereo fosse stato identificato per tempo come russo. «La Turchia - concludeva - non ha mai colpito interessi russi e non intende farlo. Comunque, se l'incidente ha messo in crisi le relazioni tra i due Paesi, non le farà deragliare».Erdogan, che ancora venerdì, reagendo alle preannunciate sanzioni economiche di Mosca, invitava Putin a non scherzare con il fuoco, deve essersi reso conto di avere commesso un errore. La storia che il Sukoi-24 aveva ricevuto dieci avvertimenti prima di essere abbattuto, non ha retto visto che la presunta violazione dello spazio aereo turco è durata al massimo 17. Il suo tentativo di coinvolgere la Nato è fallito, perché il Consiglio convocato d'urgenza al di là di una solidarietà formale si è limitato ad invitarlo a evitare che lo scontro degeneri.

Molti membri dell'alleanza hanno sospettato fin dall'inizio che Erdogan abbia dato ordine di abbattere l'aereo, che non minacciava in alcun modo il suo territorio, soprattutto per ostacolare il riavvicinamento tra l'Occidente e una Russia che continua a sostenere Assad e a bombardare non solo l'Isis, ma anche varie altre formazioni ribelli armate e appoggiate dalla Turchia.Un altro fattore che ha giocato nella marcia indietro del Sultano è stata la immediata quanto efficace reazione di Mosca: reintroduzione dei visti per i cittadini turchi (cui Ankara si è ben guardata dal replicare con analogo provvedimento), virtuale divieto ai cittadini russi di recarsi in vacanza in Turchia (dove nel 2015 hanno costituito il 12% dei visitatori), minaccia di cancellare i piani per un gasdotto che aveva lo scopo di fare arrivare il metano in Europa senza più passare dall'Ucraina e blocco degli acquisti di alcuni prodotti turchi.In realtà, lo Zar ha capito che, alla fin fine, l'abbattimento del Sukoi potrebbe risolversi in un vantaggio per la sua politica di riavvicinamento all'Occidente. Ha appena incassato un accordo con la Francia per un coordinamento degli attacchi all'Isis e lo scambio di intelligence e, benché non abbia indietreggiato di un palmo sulla questione ucraina, registra un graduale ammorbidimento dell'America nei suoi confronti. Il suo prossimo obbiettivo è probabilmente la cancellazione, o in un primo tempo almeno l'attenuazione, delle pesanti sanzioni economiche comminate da Usa e Ue dopo l'invasione della Crimea.

Sembra che Hollande si sia impegnato ad adoperarsi a questo fine in sede europea, dove potrà contare sicuramente sull'appoggio dell'Italia e di alcuni altri Paesi. La condizione, però, è che venga data piena applicazione agli accordi di Minsk, perché separare i due dossier Siria e Ucraina è per ora impossibile.

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