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Quando la Cina e Di Maio saccheggiarono i dispositivi

Quelle 18 tonnellate di materiale in dono a Pechino durante l'emergenza

Quando la Cina e Di Maio saccheggiarono i dispositivi
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Mentre in Italia la task force cercava mascherine, la Cina e il ministero degli Esteri Luigi Di Maio (nella foto) saccheggiavano le poche scorte rimaste per fare un regalino a Pechino: 18 tonnellate di mascherine, grembiulini, guanti e Dpi sottratti ai medici per titillare l'alleato politico del tempo. A pagare il trasporto è stata la Ue, che ha finanziato i nostri cargo rimborsando il 75% del costo del viaggio di sola andata. Ai giornaloni che fanno spallucce sulla commissione Covid e snobbano le scoperte sulla gestione tragicomica della pandemia da parte del governo Pd-M5s-Renzi basterebbe leggere qualche verbale. Il 29 gennaio 2020 si legge che la Protezione Civile riteneva "utile una ricognizione delle disponibilità dei dispositivi di protezione individuale". Pochi giorni dopo, ovvero l'1 febbraio 2020, il numero uno Angelo Borrelli informerà la task force di avere "richiesto di attivare il Meccanismo europeo di protezione civile". L'11 febbraio 2020 le parole a verbale del segretario generale del ministero della Salute Giuseppe Ruocco suonano come un presagio: "Uno dei problemi può riguardare la disponibilità dei materiali, che potrebbero comunque essere acquisiti per il tramite di procedure d'emergenza poste in essere dalla Protezione civile, in deroga a quanto previsto dal Codice degli appalti". Il giorno seguente, Ruocco insiste: la disponibilità dei dispositivi è limitata, bisogna "eventualmente bloccare la vendita ai privati, riservando le scorte al Servizio sanitario". Mascherine non ce n'erano, servivano come il pane eppure il 15 e il 16 febbraio 2020, partiranno 18 tonnellate di dispositivi di protezione individuale verso la Cina dalla base militare di Pratica di Mare. A supervisionare le operazioni di carico pure l'ambasciatore cinese Li Junhua. La donazione era il frutto del materiale raccolto dal ministero della Cooperazione e degli Affari esteri italiano, guidato proprio da Di Maio che gli Usa consideravano non a caso il cavallo di Troia di Pechino in Occidente, ma anche di materiale raccolto dalla stessa ambasciata cinese su suolo italiano.

Insomma, mentre la task force arrivava a ipotizzare di impedire la vendita di Dpi ai privati per destinarla agli ospedali, un Paese estero faceva razzia sul territorio italiano a braccetto con la nostra diplomazia. L'ex vice capo di gabinetto del ministro della Salute Roberto Speranza era un magistrato, Tiziana Coccoluto, che audita in commissione Covid, ha risposto così alla domanda del senatore Fdi Antonella Zedda: "C'era un obbligo di collaborazione con la Cina che si è voluto realizzare in questo modo".

Di quali accordi parla? Non eravamo i soli, secondo fonti Ue al 6 aprile alla Cina erano arrivati dall'Europa 56 tonnellate di Dpi, un terzo solo dall'Italia proprio attraverso il Meccanismo di Protezione civile Ue che Borrelli aveva chiesto (invano) di attivare subito, non solo il 26 febbraio. Il risultato? Nessun Paese Ue ci avrebbe aiutato, alla faccia della solidarietà e del peso specifico del nostro Paese che Giuseppe Conte ha invece millantato di avere.

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