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Politica internazionale

Due caccia italiani abbattono un drone sui cieli della Lettonia

Il velivolo senza pilota ucraino, deviato dalla difesa russa. Un altro precipita in Romania. Mosca chiude all’ipotesi tregua nel Mar Nero

epa10857157 Italian Air Force Eurofighter jets participate in NATO's Baltic Air Policing Mission in Lithuanian airspace near Siauliai, Lithuania, 12 September 2023. Eurofighters from Italy and Spain took over the four-month rotation of Baltic Air Policing in August 2023. The Baltic Air Policing mission is part of NATO's efforts to ensure the protection of the airspace of the three Baltic states (Estonia, Latvia, and Lithuania) since they joined the Alliance in 2004. EPA/TOMS KALNINS

C’è stato un istante, sopra i boschi della Lettonia orientale, in cui la guerra ha perso la nazionalità e ha mostrato il suo vero volto: quello di un oggetto senza pilota che attraversa un confine e costringe qualcuno a stabilire in pochi secondi. A decidere, stavolta, sono stati due Eurofighter italiani decollati dalla base lituana di Siauliai. Uno di loro ha abbattuto il drone che aveva violato lo spazio aereo lettone. Un bersaglio piccolo, forse fuori rotta, probabilmente ucraino secondo le ricostruzioni, trascinato dagli effetti della guerra elettronica che ormai distorce mappe, coordinate e certezze anche se non è esclusa l’ipotesi di un’operazione russa in stile «false flag».

L’episodio ha il valore simbolico delle cose apparentemente minori. Non è una battaglia. Non cambia il corso del conflitto. Ma racconta meglio di molte dichiarazioni ufficiali che cosa sia diventata la guerra in Europa nel 2026. I cieli del Baltico sono una frontiera nervosa dove droni, radar e caccia della Nato convivono in uno stato di allerta permanente. Gli italiani non hanno semplicemente intercettato un velivolo: hanno dimostrato che l’Alleanza reagisce in tempo reale, trasformando la sorveglianza in difesa attiva. Mentre il relitto cadeva nella regione di Balva, altri droni colpivano il porto russo di Ust-Luga, vicino a San Pietroburgo. In Romania un altro velivolo precipitava nei boschi di Tulcea provocando un incendio.

Ed è qui che comincia la seconda storia. Perché dietro il drone abbattuto dagli italiani si intravede il grande gioco diplomatico che attraversa il continente. La Turchia continua a muoversi come un equilibrista sul filo. I suoi F-16 hanno partecipato all’operazione nei cieli baltici insieme agli Eurofighter italiani, mentre Ankara, che sta riducendo gli acquisti di petrolio russo a causa degli attacchi di droni ucraini, prova a rilanciare l’idea di una tregua nel Mar Nero.

Da Mosca è arrivata la risposta gelida di Maria Zakharova: nessun presupposto per discuterne. Ancora più duro Sergej Lavrov. Il ministro degli Esteri promette di colpire tutto ciò che alimenta la macchina militare di Kiev e chiude la porta a qualsiasi tregua che non coincida con un accordo favorevole al Cremlino.

In questo quadro assume un peso particolare l’inchiesta del New York Times secondo cui Putin avrebbe indicato ai vertici militari un obiettivo che va oltre l’Ucraina: provocare il collasso dall’interno dell’Unione Europea e della Nato.

Intanto Zelensky, che fatica a individuare un nuovo ambasciatore negli Usa, deve affrontare i problemi legati ai missili Flamingo. Considerati un’arma efficace, e protagonisti di diversi attacchi in profondità, stanno perdendo efficacia: la Russia ha sviluppato un sistema in grado di intercettarli, abbattendone 10 degli ultimi 11 lanciati. «Urgono contromisure», ammette. Mentre la Bielorussia continua a rafforzare la sua presenza militare vicino al confine ucraino con nuove unità.

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