Quelle ambasciate indifese e senza soldi. Così i servitori dello Stato sono a rischio

Dal Pakistan al Venezuela: pochi uomini e male equipaggiati Il bilancio è passato dallo 0,28% allo 0,09%. E la sicurezza latita

Quelle ambasciate indifese e senza soldi. Così i servitori dello Stato sono a rischio

L'ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in Congo, aveva chiesto nel 2018 alla Farnesina di raddoppiare la scorta di carabinieri da due a quattro, ma gli hanno risposto picche. «É anche arrivato a Kinshasa (la capitale congolese, nda) un'ispettore del ministero degli Esteri da Roma, ma ha fatto subito capire che per problemi economici non si sarebbe fatto nulla» spiega una fonte del Giornale.

La punta di un iceberg della mancanza di fondi, lungaggini burocratiche e scarsa attenzione alle ambasciate «dimenticate» come quella in Congo. «In Venezuela abbiamo avuto una montagna di problemi a fare arrivare le nostri armi nel paese, che è tutt'altro che sicuro» racconta una fonte dell'Arma. Come in Congo i carabinieri addetti alla sicurezza sono pochi: appena 5 divisi fra l'ambasciata ed i consolati. «Nei Paesi a medio rischio come il Pakistan o l'Arabia Saudita bisogna arrangiarsi - spiega la fonte - La protezione spesso non è adeguata. E abbiamo trovato pure giubbotti anti proiettili talvolta scaduti e comunque non i migliori». Le ambasciate ad alto rischio a Tripoli, Baghdad e Kabul hanno scorte poderose. «In Iraq c'è una ventina di uomini e un'altra decina in appoggio di vigilanza. Oltre a tutti gli assetti americani sul terreno. In Congo, al contrario, vai da solo nella foresta» spiega un'altra fonte che è stata in prima linea.

Anche per le ambasciate sotto tiro, come quella in Afghanistan c'è voluto tempo per costruire il secondo muro di cinta indispensabile per fermare gli attacchi con i camion bomba. «Gli specialisti delle protezioni passive fanno parte della Difesa, che però non è coinvolta nel sistema di sicurezza della ambasciate o ha un ruolo molto marginale. Un ufficiale del genio che fa una ricognizione ha più competenza di un carabiniere per capire cosa serve» sottolinea una fonte militare. Dal punto di vista puramente militare «fra il Congo con 16mila caschi blu e l'Afghanistan non cambia molto se parliamo di sicurezza».

Il livello di sicurezza della nostra ambasciata in Congo si è ridimensionato negli anni. Dal 2014 ci sono solo 2 operatori di scorta, prima erano in 4 e prima ancora il reggimento Tuscania aveva 8 uomini. Un diplomatico con grande esperienza in zone di crisi ammette che «americani, russi e pure i turchi girano sempre super scortati e non lesinano in sicurezza». Francesco Saverio De Luigi, presidente del sindacato dei diplomatici (Sndmae), non ha dubbi: «Il problema è la costante erosione di fondi e personale nel contesto di una progressiva disattenzione verso il funzionamento delle nostre ambasciate e consolati. I numeri sono impietosi: vent'anni fa il bilancio della Farnesina era pari allo 0,28 % della spesa pubblica, oggi è dello 0,09 %. Significa essere fuori dal mondo» denuncia De Luigi.

L'ambasciatore Michele Valensise ha scritto sul sito del sindacato un contributo in ricordo di Attanasio e le altre due vittime, netto fin dal titolo: Vita e morte da diplomatici, fra tanti rischi e pochi mezzi. La conclusione sulla tragedia è chiara: «Contribuirà soprattutto a tenere alta l'attenzione di governo e Parlamento sulla correlazione vitale da assicurare tra giusti obiettivi di politica estera e strumenti necessari per realizzarli, non ultimi i mezzi per la tutela della sicurezza di persone e cose. È un nesso essenziale, non se può prescindere, per la dignità dello Stato e per la memoria di chi è caduto».

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