"Lo scafista di picchiava. Ho protetto i miei figli: voleva gettarli in mare"

Il racconto di una giovane madre ai poliziotti italiani dopo il salvataggio

"Lo scafista di picchiava. Ho protetto i miei figli: voleva gettarli in mare"

Ragusa - È una marea umana quella che si sta riversando sulle nostre coste. Ieri gli arrivi nei porti siciliani delle navi in forza alla missione Triton, a conclusione delle diverse operazioni di soccorso. Oltre 1.500 i migranti trasbordati soltanto nelle ultime ore dai loro barconi fatiscenti sulle unità navali dei soccorritori. Ma la computa non conosce tregua: in 800 sono stati destinati a Messina, 490 sono arrivati ieri ad Augusta a bordo della nave irlandese Le Niamh. Di questi, 365 erano stati tratti in salvo dalla nave della Marina Mimbelli, poi trasbordati sull'unità navale irlandese. Oggi ne arriveranno 417 a Reggio Calabria con la nave KVB001 Poseidon.

Sempre ieri 52 migranti a bordo di un gommone in difficoltà al largo della Libia sono stati salvati dalla nave Fenice della Marina ma i profughi hanno raccontato ai soccorritori che sulla barca erano molti di più: all'appello ne mancherebbero alcune decine. Ad avvistare il gommone era stato un elicottero di nave Mimbelli. Tutti i migranti recuperati sono stati trasbordati su una motovedetta della Guardia costiera diretta a Lampedusa.

Solo lunedì ad Augusta erano approdati altri 300 immigrati soccorsi in mare dal pattugliatore croato Sb 72. A Pozzallo ieri un altro sbarco, proprio mentre la polizia giudiziaria iblea individuava i quattro scafisti della miniflotta di gommoni partita dalla Libia il 9 agosto. Si tratta di due senegalesi e di due gambiani. Sono quasi 500 i migranti giunti a Pozzallo sulla nave Diciotti Cp 941 della guardia costiera, che li ha soccorsi in quattro distinte operazioni in mare. Il primo a essere intercettato è stato un gommone con 124 passeggeri, di cui 30 donne e 7 bambini. Poi, mentre l'unità navale dei soccorritori era diretta verso le coste siciliane, sono stati individuati gli altri tre gommoni della piccola flotta.

Per garantire l'accoglienza di questi migranti, centinaia di «ospiti» già presenti al centro di primo soccorso e accoglienza della cittadina rivierasca ragusana sono stati trasferiti in altre strutture sparse per lo Stivale. Dieci migranti sono stati trasportati in ospedale perché presentavano fratture che sarebbero da ricondurre alle violenze subite. Ne hanno parlato alcuni testimoni, che, dopo qualche titubanza, hanno rotto il silenzio con gli investigatori e hanno raccontato gli atroci episodi di cui sono stati per forza maggiore protagonisti sia nei capannoni in Libia, dove sono stati rinchiusi per giorni prima dell'imbarco, sia durante la traversata che è costata 500 dollari a testa.

«Lo scafista voleva gettare i miei figli in mare perché chiedevo dell'acqua da bere per loro». La giovane madre ha ancora i due piccoli in braccio mentre, piangendo, parla agli uomini in divisa. «Lo scafista picchiava tutti per non farci muovere dal nostro posto» dice un altro immigrato. Anche questi sono elementi utili alle indagini, in quanto permettono di contestare agli scafisti l'aggravante prevista dal testo unico sull'immigrazione, quella di aver sottoposto a trattamento inumano e degradante i migranti.

Buone notizie sul fronte della protesta a Cagliari di circa 200 profughi eritrei, che da giorni chiedevano di potere lasciare l'isola. La contestazione, infatti, sembrerebbe essere scemata. Alle 12.30 gli immigrati hanno infatti lasciato il presidio per raggiungere la Caritas, dove hanno pranzato. Lasceranno l'isola a piccoli gruppi. «O il ministero dell'Interno trasferisce sull'isola solo migranti che intendono permanere o si inviano rinforzi agli organici per gestire i continui presidi e occupazioni che oramai sono quotidiani. Non si può continuare a gestire le “emergenze” contando solo sul sacrificio del personale» protesta il segretario sardegna del Siap, Sebastiano Sannia.

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