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Raid sulle basi russe in Crimea. Gli Usa a Varsavia: "Mosca colpirà"

L'Ucraina punta ancora sulle raffinerie dello Zar. L'ipotesi di un attacco per testare le difese della Nato

Raid sulle basi russe in Crimea. Gli Usa a Varsavia: "Mosca colpirà"
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La Russia è costretta a misurarsi con una campagna ucraina che da mesi ha smesso di inseguire soltanto il valore simbolico dei bersagli per colpire invece il sistema nervoso della guerra. L'ultimo tassello arriva dalla Crimea occupata. Il Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), ha compiuto un'operazione con droni colpendo le basi aeree di Saky e Hvardiiske, due delle infrastrutture più importanti utilizzate dall'aviazione russa nel teatro meridionale. A Saky sono stati centrati sette hangar che ospitavano caccia Sukoi e bombardieri tattici, con almeno sette velivoli distrutti o danneggiati. A Hvardiiske invece colpiti gli hangar destinati ai droni Shahed e al materiale aeronautico. Distrutto in parte anche il ponte di Krasnogvardiysky. È il segnale che l'obiettivo non è il colpo spettacolare ma l'erosione sistematica della capacità operativa russa. Si segnala anche un raid su Zhaporizhzhia, che ha provocato 5 vittime.

Sono però gli attacchi ripetuti contro il sistema petrolifero e della raffinazione a imporre costi crescenti a Mosca. Tant'è che la Russia sta per importare circa 200mila barili di cherosene dal Giappone. Un fatto quasi paradossale. Il Paese che esporta petrolio e combustibili verso mezzo pianeta si ritrova costretto a cercare all'estero il carburante necessario per sostenere parte della propria filiera, mentre gli utenti sono costretti a fare code estenuanti, anche di 40 ore, ai distributori.

Un altro fronte si apre nei dossier delle cancellerie occidentali. Da Washington, secondo fonti legate alla sicurezza polacca, arriva l'avvertimento che il Cremlino potrebbe preparare una provocazione militare contro un Paese Nato: un'azione da guerra ibrida, con droni su infrastrutture critiche, missili fuori rotta o incursioni da Kaliningrad o Bielorussia, attribuita a errore tecnico. La tensione cresce di conseguenza nei Paesi baltici, che da Berlino rilanciano la richiesta di essere inclusi nel sistema di deterrenza nucleare dell'Alleanza. Il cancelliere Merz evita con i suoi interlocutori il tema nucleare, ma rafforza cooperazioni industriali e militari, e aumenta la diffidenza verso Pechino: la convocazione dell'ambasciatore Deng Hongbo segue le notizie di un possibile addestramento di militari russi in territorio cinese. Zelensky sembra non temere simili scenari, e afferma che "l'Ucraina ha raggiunto un livello di produzione di armi tecnologiche tali da poter superare le capacità russe nel lungo termine".

Riaffiora il fantasma Nordstream. Per il Cremlino l'incriminazione di un cittadino ucraino da parte della magistratura tedesca conferma il coinvolgimento di Kiev nel sabotaggio.

La Russia lascia tuttavia filtrare l'ipotesi che emissari Usa possano tornare a viaggiare tra Mosca e Kiev per attività negoziali. A proposito di diplomazia l'Ucraina ha offerto alla Polonia un pacchetto di misure anti-crisi, per normalizzare i rapporti.

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