Il ritorno delle Province: enti morti che assumono

Altro che abolizione: il governo le ha rianimate con un'iniezione da 700 milioni e lo sblocco del turnover

Il ritorno delle Province: enti morti che assumono

A più di un anno dal referendum costituzionale che avrebbe dovuto certificarne la morte certa, ecco invece la resurrezione. Le Province tornano a nuova vita grazie alla legge di Bilancio varata dal governo Gentiloni: rianimate da una pioggia di milioni e dal via libera alle assunzioni a tempo indeterminato, dopo il blocco del turn over lungo tre anni, si preparano a una florida ripartenza. A riabilitarle ufficialmente c'è l'iniezione da 700 milioni di euro per il 2018, necessaria a finanziare la spesa corrente, e che fa cantare vittoria al presidente dell'Upi (Unione province italiane), Achille Variati: «Finalmente non siamo più un tabù per la politica». È la celebrazione di una rinascita: «La legge ci restituisce l'autonomia finanziaria e quella organizzativa, riaffermando per le Province i principi contenuti nella Costituzione e che fino ad oggi erano stati disattesi».

Tutto un equivoco, insomma, la storia dell'abolizione. Saltata la riforma Boschi, che ne avrebbe cancellato il nome dalla Carta ma non le loro competenze, resta la norma Delrio che nel 2014 le ha trasformate in enti di secondo livello, con consiglieri e presidenti non eletti direttamente dal popolo. Doveva essere il primo passo verso il loro, definitivo, depotenziamento. Ma i piani di Renzi sono andati storti, le Province non hanno mai cessato le attività seppur con sempre minori fondi e continue grida d'allarme. Ora tutto sembra acqua passata. La legge di bilancio licenziata dal Parlamento riapre i cordoni della borsa: 480 milioni di euro per il 2018 e un fondo straordinario da 1,6 miliardi per la manutenzione della rete stradale provinciale. Ma soprattutto c'è il via alle assunzioni a tempo indeterminato sia nelle Province che nelle Città metropolitane, con priorità agli uffici in sofferenza come viabilità ed edilizia, a patto che l'importo dei costi complessivi di personale non superi il 20% delle spese correnti: «Con questa manovra si cancella l'assurdo blocco imposto nel 2015 e si torna ad assicurare autonomia organizzativa - precisa Variati -: potremo colmare quei vuoti nella pianta organica che si sono creati negli ultimi tre anni, da quando abbiamo visto solo un elenco di tagli». Per questo l'Upi ha già sollecitato gli enti a predisporre i loro piani riorganizzativi entro la scadenza del 31 gennaio, per pianificare la distribuzione delle risorse e gli importi.

Linfa vitale prevista anche per rianimare gli enti provinciali morenti, quelli in dissesto e pre dissesto finanziario, con una boccata d'ossigeno da 30 milioni di euro all'anno a ciascuna Provincia, da qui al 2020. Altri 110 milioni sono già stati messi nero su bianco per il 2019 e il 2020, e ulteriori 180 a partire da 2021. L'abolizione è ormai un capitolo chiuso. Ma si lascia dietro strascichi paradossali, come l'ormai celebre caso degli ex 83 poliziotti provinciali pugliesi dal 2015 trasferiti in forza alla Regione, che però non ha ancora deciso come impiegare. Col risultato che i nuovi addetti al nucleo di vigilanza ambientale timbrano il cartellino alle 7.30 e per le successive sei ore fissano il soffitto. Ci sarebbe da buttarla sull'ironia alla Checco Zalone che nel film Quo vado interpreta un dipendente forestale attaccato al suo posto fisso, se non fosse che i dipendenti protestano da mesi e molti di loro sono finiti dallo psicologo per ansia da inattività, documentata da certificati medici. La Regione ha assicurato che in poche settimane saranno messi nelle condizioni di lavorare.

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