Santori fa il filosofo: "Il mare delle sardine non si può scindere"

Il leader della sardine esclude la possibilità di una scissione del movimento, cercando di tranquillizzarsi i "pesciolini" di tutta Italia

Santori fa il filosofo: "Il mare delle sardine non si può scindere"

Mattia Santori in versione tranquillizzatore, mediatore e pure filosofo. Intervistato dal vicedirettore dell'Huffington Post Alessandro De Angelis, il leader e portavoce della sardine esclude la possibilità di una scissione (sic!), dichiarando che il mare (delle sardine, appunto) non si scinde, ma "al massimo si increspa".

Il movimento ittico di piazza e di protesta, infatti, in questo inizio di febbraio sta vivendo giorni difficili. Oltre alla fotografia-autogol delle quattro "sardine-in-chief" – oltre a Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa – a fianco di Luciano Benetton e Oliviero Toscani, la grana Stepehn Ogongo.

Si, perché il leader del movimento romano nelle scorse ore ha annunciato lo strappo: "Le Sardine di Roma non fanno più riferimento ai 4 fondatori di Bologna né alla struttura che stanno creando. Le Sardine di Roma ripartono da quei valori che hanno fatto della manifestazione di Piazza San Giovanni la più grande e la più partecipata delle sardine: uguaglianza, libertà, giustizia sociale. Affiancarsi agli squali, o diventare come loro, non ci rafforza ma ci indebolisce, ci rende prede inconsapevoli…".

Nella chiacchierata co l'HuffPost, Santori cerca di ridimensionare il tutto. Oltre al fare il filosofo, dicendo che "il mare non si scinde, al massimo si increspa", il 32enne spiega: "Stephen da tempo non si presentava alle riunioni delle sardine romane che temevano ci fosse un interesse personalistico dietro a quel gruppo Facebook. Ne hanno e ne abbiamo avuto la prova quando ieri mattina ha eliminato senza alcun preavviso tutti i moderatori. Rispetto Ogongo ma la critica sulla foto è stata solo strumentale ad una scelta che lui o chi per lui aveva già maturato da tempo".

Ma oltre a Ogongo nella Città Eterna, vi sono grande anche nei "pesciolini" calabrese, visto che Jasmine Cristallo – leader calabrese del movimento – ha bacchettato non poco Santori & Co. per quella foto con Benetton e Toscani, oltre a fare intendere che la leadership di Santori rischia di essere fin troppo esclusiva.

Nell'intervista al quotidiano online, inoltre, la sardina torna proprio sullo scatto delle polemiche, cercando nuovamente di metterci una pezza: "In quel momento per noi Oliviero Toscani rappresentava il padrone di casa e Benetton una persona adulta con cui prevale il senso dell'educazione e del rispetto. Da lì nasce l'ingenuità della foto. Ma sbagliando si impara, e posso assicurare che abbiamo pagato anche molto più di altri che invece le foto se le fanno consapevolmente e rivestono ruoli di ben altra responsabilità politica".

E poi, ovviamente, c'è spazio per un pensiero su Matteo Salvini: "Non è certo finito, guai a pensarlo. Ma non è più quello di prima. Si è rivelato per la sua fragilità, soprattutto sbandierando un consenso di popolo che si è dimostrato fittizio sia nelle piazze che nelle urne. Si è intaccato il mito, sempre che mito lo sia mai stato". Dunque, l'apertura al segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti per future alleanze, anche se Santori si dice restio ad appoggiare in Campania il governatore uscente Vincenzo De Luca: È uno di quelli che ci creerà delle difficoltà. Mentre il portavoce dei "pesciolini" etichetta la candidatura di Sandro Ruotolo alle Suppletive di Napoli come "più ittica di altre".

Infine, dopo una sviolinata-supercazzola circa concetto di "essere di sinistra" – "il bello di essere di sinistra è che ci sono tante sfaccettature. Non esiste libertà più bella che fare parte della stessa famiglia riconoscendosi delle differenze. E soprattutto la scommessa vinta dalle sardine è che tante persone si sono accorte di essere di sinistra" – Mattia Santori smentisce (ma è difficile credergli) l'intenzione di voler entrare nei palazzi di Roma: "La vera scommessa non è arrivare in Parlamento ma radicarsi sul territorio, e vedere quanto sono andate avanti le nostre idee. Politica non è solo Parlamento. E la velocità con cui le istituzioni ci rispondono dice che c’è un diverso modo di fare politica". Staremo a vedere.