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Politica

Sgarbi provato ma aveva ragione: “Dopo tante bugie, ecco la verità”

L’ex sottosegretario ora è sereno e risponde con un filo di voce : “Finalmente un giudice ha guardato le cose con un occhio giusto, ha visto come stavano e lo ha scritto in una sentenza”

Vittorio Sgarbi

Oggi Vittorio Sgarbi è sereno. È un bel giorno per lui. Ma le cicatrici sono ancora lì. Parla al telefono con voce chiara. Non tuona, come faceva una volta. Però dice che “ finalmente un giudice ha guardato le cose con l’occhio giusto, ha visto come stavano, e lo ha dichiarato in una sentenza “. Gli chiedo come commenta questa sentenza. “La giustizia - mi risponde quasi sottovoce - è frutto dell’intelligenza e della libertà. Quando libertà e intelligenza si uniscono si arriva a una sentenza che vede le cose nella loro sostanza reale. E quindi consente, come ha consentito in questo caso, l’assoluzione”.

Sgarbi, assistito dall’avvocato Vitale, dice che la verità si è affermata. Ha ragione. Però prima che la verità si affermasse la menzogna e lo spirito di linciaggio si sono presi la scena, e hanno calunniato per mesi uno dei più prestigiosi intellettuali italiani. Producendo danni irreparabili. È una storia incredibile questa. Molto dolorosa. Che non fa onore all’Italia. Difficile trovare vicende analoghe in altre nazioni civili. Il più importante critico d’arte di questo paese, uno degli intellettuali più originali e anticonformisti, un politico rispettato anche dagli avversari, è stato messo nel tritacarne e si è trovato solo e senza difese di fronte a una devastante campagna di stampa e poi a una inchiesta giudiziaria.

La ragione di questa persecuzione? Credo che sia stata solo la volontà di annientare, o tentare di annientare, il prestigio di un personaggio pubblico che dava fastidio. L’accusa? Ridicola: avere offerto il suo sapere e la sua consulenza allo Stato sui temi sui quali nessun altro in Italia ha la sua esperienza e la sua credibilità. È stato “Il Fatto Quotidiano” a prenderlo di mira. Titoli contro di lui tutti i giorni. Demolitori. Il giornalista mandato all’assalto si chiama Thomas Mackinson, e oltre a lavorare per il “Fatto” collabora anche a Report, sulla Rai. Volete sapere quali sono le perle giornalistiche di Mackinson? Vi cito le ultime tre. Le accuse infondate a Sgarbi, il patatrac del caso Minetti con l’attacco violento e senza basi al Presidente della Repubblica, e poi la difesa di Ranucci. È raro trovare, in pochi anni, tre batoste di questo genere nel lavoro di un solo giornalista. Ma il caso Sgarbi forse non può essere liquidato solo chiamando in causa il povero Mackinson. Ci sono altri due problemi.

Il primo riguarda le fonti di Mackinson. Chi gli ha dato le notizie e lo ha spinto a caricare a testa bassa contro Sgarbi? Il secondo riguarda non solo ”Il Fatto” e la sua idea del giornalismo come macchina del fango, ma anche la Fnsi, che è il sindacato dei giornalisti e che nello scontro tra Sgarbi e Mackinson si schierò a corpo morto con Mackinson. Ora la Fnsi, di fronte alla sentenza della Corte dei Conti, resterà muta? Il minimo che ci si può aspettare è che presenti le scuse ufficiali a Vittorio Sgarbi. Quando è iniziata questa campagna contro di lui, Sgarbi godeva di ottima salute, era sottosegretario alla cultura, era combattivo e molto presente in televisione. Sarebbe sicuramente diventato ministro della cultura, dopo le dimissioni di Sangiuliano, se non fosse stata avviata la campagna del “Fatto”.

Oggi Sgarbi non è ministro, non è più sottosegretario perché è stato costretto a dimettersi, ha smesso di lavorare, perdendo anche molti soldi, è caduto in uno stato di profonda depressione contro la quale sta combattendo da leone quale è, la battaglia più difficile della sua vita. Come risarcimento La Corte dei Conti gli ha riconosciuto 3500 euro. Chi ha pagato per questa vicenda è solo lui. Che aveva ragione. Quelli che non pagheranno nulla sono Mackinson e il suo giornale, che avevano torto.

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