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Politica

"Si approfittano di leggi poco chiare"

Il tributarista: chi vuole fare cassa è favorito da uno Stato arruffone

"Si approfittano di leggi poco chiare"

Roma Uno Stato burocratico, arruffone e anche vorace. È questa, secondo l'esperto tributarista Paolo Duranti dello studio Mazzocchi & Associati di Milano, la causa delle indebite richieste del fisco nei confronti dei contribuenti: ipertrofia delle norme che si coniuga con l'esigenza di fare cassa.

Dottor Duranti, come si genera questo caos fiscale?

«Alla base di tutto c'è un problema interpretativo: abbiamo leggi che risalgono a decenni fa che si sommano a una elevata produzione di circolari da parte dell'Agenzia delle entrate e tutto questo mette in difficoltà i consulenti. Senza contare la contraddittorietà tra atti amministrativi e sentenze della Cassazione. Infine vorrei sottolineare senza polemiche che lo Statuto del contribuente viene spesso disapplicato e disatteso dalle Entrate in merito al principio della non retroattività delle leggi e, pertanto, delle imposte».

Giusto, ma il caos della Tari desta più di qualche dubbio sulle sue reali motivazioni.

«I Comuni hanno applicato la quota variabile del tributo una volta per l'abitazione principale e una volta per le pertinenze. È forte il sospetto, non essendovi situazioni speculari di applicazione dimezzata dell'aliquota, che queste operazioni siano state finalizzate ad aumentare il gettito. Anche perché il cittadino contribuente ha a disposizione strategie di tutela meno articolate che si esauriscono con l'istanza di rimborso».

Anche l'Iva, a guardare i dati delle commissione tributarie e del Dipartimento delle Finanze, è un'imposta che lo Stato esige in misura superiore al dovuto.

«L'Agenzia delle entrate spesso parte da un presupposto anti-elusivo in quanto gran parte dell'evasione si annida proprio sull'Iva. Il problema è questo atteggiamento estremamente rigoroso fa sì che il contribuente si trovi a pagare di più di quello che deve. Molto spesso, infatti, c'è una doppia tassazione: chi acquisisce un bene o un servizio e chi lo vende pagano in molti casi l'imposta senza poterla detrarre. Tutto questo è in contrasto con il principio di neutralità dell'Iva (nei passaggi intermedi tra produttore e consumatore deve essere nulla, ndr) sancito dalla Corte di giustizia Ue».

Tra studi di settore, stretta sulle compensazioni Iva e spesometro, dunque, chi lavora fa meglio a pagare di più per non avere guai?

«È un problema che deve risolvere lo Stato superando il concetto di accertamento induttivo: non si può pensare di sapere quanto ricava un barista in base al quantitativo di caffè che acquista».

Professionisti, imprenditori e lavoratori dipendenti possono difendersi dalle pretese eccessive su Irpef e Ires?

«Si può dire che oggi con la dichiarazione precompilata la situazione sia un po' migliorata. È il contribuente stesso che è chiamato a fare da sentinella ai propri interessi. I presupposti degli errori dovrebbero venire meno e i problemi risolversi di conseguenza. Ovviamente, occorre sempre prestare attenzione».

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