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Solo debiti e stipendi di lusso ma lo Stato continua a pagare i soliti carrozzoni pubblici

Dalla Sicilia e-servizi di Ingroia all'Atac di Roma. La Corte dei conti fa a pezzi le controllate di Comuni e Regioni: assumono chiunque

Solo debiti e stipendi di lusso ma lo Stato continua a pagare i soliti carrozzoni pubblici

Per occuparsi di informatica sono stati assunti «un commis di cucina, un gestore di un negozio Calzedonia, una promotrice di servizi finanziari, il capo della segreteria particolare di un assessore, un ranger». Il procuratore della Corte dei conti siciliana, Gianluca Albo, aveva i capelli dritti. «Non ho mai visto una delibera così», ha detto durante la requisitoria su Sicilia e-servizi, la partecipata regionale, che l'ex pm Antonio Ingroia doveva liquidare perché costava 25 milioni all'anno e nella quale ha invece assunto 74 persone.

D'altronde, se la Regione veleggia verso gli 8 miliardi di debiti che differenza può fare? Certo, se si parla di Sicilia è più facile che si faccia notizia. Una Regione da 27mila dipendenti, oltre 1.500 dirigenti e 14 milioni complessivi di perdite nel 2013 per le controllate a totale partecipazione pubblica. Ma le denunce della Corte dei conti non si fermano a Palermo: la tendenza degli enti locali è quella di affidare a se stessi anche attività che potrebbe svolgere un privato. Si creano posti di lavoro, ma si spende anche più del dovuto. Ora in Sicilia (ma nel mirino sono finite anche Piemonte, Umbria, Abruzzo, Lazio, Molise e Campania) le perdite delle partecipate superano gli utili conseguiti e il costo del lavoro si mangia oltre il 50% dei ricavi, ma anche nel resto d'Italia non è un bel vedere.

Anche la Toscana non è al di sopra di ogni sospetto. Viareggio è un Comune dissestato: la controllata Viareggio Patrimonio srl, 70 dipendenti che si occupano delle riscossioni, è in liquidazione poiché ha registrato negli anni oltre un buco di 185 milioni e sta trascinando via con sé una controllata che gestisce un centro congressi e un lido con un totale di 16 dipendenti. Ma è giusto che un Comune faccia pure il bagnino? Oppure, sempre per restare in Toscana, basta guardare Florence Multimedia srl, la società di comunicazione della Provincia di Firenze. Nel 2013 ha ricevuto erogazioni per poco più di un milione di euro con un valore della produzione di 935mila euro. Ballano 65mila euro che e sono un centocinquantesimo dei 9 milioni di affidamenti dell'epoca di Matteo Renzi (2004-2009), che la Corte dei conti ha messo in questione.

Insomma, quando si è nel pubblico anche la produzione di un utile di bilancio non è indicativa perché quasi sempre si tratta di entrate attinenti a contratti di servizio (affidati in alcuni casi senza gara) che consentono a queste società di restare in vita e assumere personale. Poi, è chiaro che il disastro di Atac, l'azienda dei trasporti pubblici di Roma, guadagni le prime pagine. Perennemente a corto di personale in strada nonostante i quasi 12mila dipendenti, un indebitamento che ha raggiunto il miliardo, assenteismo, scioperi e servizio pessimo di trasporto dei cittadini. Eppure ancora si parla di salvataggio anziché di libri in tribunale.

Non è un caso che il premier Renzi avrebbe fatto carte false pur di silurare il sindaco Ignazio Marino e il governatore siculo Rosario Crocetta, sempre al centro di questi casi di mala gestio . Ma ve lo immaginate un qualunque presidente del Consiglio imporsi thatcherianamente contro i sindacati che protestano contro il taglio dei posti di lavoro. Meglio fare il pesce in barile e concentrarsi su tematiche più «scottanti» tipo il Cda della Rai. A proposito, il nuovo consigliere renziano Guelfo Guelfi ha fondato a Imola il consorzio Comunica, nato per pubblicizzare le iniziative del Comune. Socio al 20% è BeniComuni srl, la società che si occupa dei servizi di manutenzione (12 milioni di erogazioni del Comune e 11,2 milioni di valore della produzione).

Sono casi che non fanno rumore come quello di Campania Ambiente, società nata per occuparsi delle bonifiche di terreni inquinati. Ha recuperato i 450 dipendenti del fallimento di Astir, che ha lasciato una voragine da 70 milioni di euro. Astir era nata a sua volta da un altro crac, quello di Recam. Il risultato? La Campania a luglio ha preso una multa da 20 milioni dall'Ue per la pessima gestione del ciclo dei rifiuti. Ai tempi di Astir, però, si assumevano proprio tutti, incluso un dipendente che risultava morto.

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