Sterminò la sua famiglia. Ma torna libero il killer più bugiardo della Storia

Il finto medico Jean-Claude Romand uccise moglie e figli. Ispirò "L'Avversario" di Carrère

«Condotta esemplare di detenuto». Con questa motivazione il pluriomicida Jean-Claude Romand (condannato all'ergastolo in Francia nel 1995) tornerà libero tra un mese esatto dopo aver scontato solo 26 anni di prigione: ma chi è Romand, anzi, il «dottor» Romand? Brillante ricercatore dell'Organizzazione mondiale della sanità e fino a quel tragico gennaio 1993 padre modello con amicizie altolocate, traffichino di «vantaggiosi investimenti» che proponeva ad amici e conoscenti millantando conoscenze a Ginevra nel giro che conta. Apparentemente, un tipo di cui fidarsi al punto da affidargli soldi e rispetto.

In realtà era tutto falso: al secondo anno di medicina (dove rimase la bellezza di 12 anni senza passare esami) lasciò l'università precipitando nel labirinto delle bugie. Ogni mattina non prendeva l'auto per andare a lavoro all'Oms. Più semplicemente, si fermava sempre nello stesso autogrill a bere birra, sul confine franco-svizzero. Oppure restava in auto per ore. A scoprire l'inganno durato sei anni fu l'amante, riuscita a scappare alla sua furia omicida che poco prima si era già concentrata sulla moglie (uccisa a martellate a Prevessin-Moens, sulle rive del Lago di Ginevra), sui due figli di 5 e 7 anni (presi a fucilate) e infine contro i suoi genitori (ammazzati a colpi di pistola dopo aver percorso 80 chilometri per raggiungere la loro casa, dove fece fuori anche il cane).

Una vita di bugie sfociata nello sterminio dell'intera famiglia che ha ispirato registi francesi, serie tv e il romanzo-inchiesta L'Avversario di Emmanuel Carrère, da cui Nicole Garcia trarrà il film omonimo. Ora il pluriomicida noto al piccolo schermo torna in libertà. Perché la sua storia criminale, usata anche da Laurent Cantet per costruire la trama cinematografica di A tempo pieno nel 2001, secondo giudici e secondini è finita: «Libertà condizionale». I francesi dovranno abituarsi all'idea di avere un mitomane nella spirale della menzogna non più nelle fiction, ma nella realtà della porta accanto o sul ciglio della strada.

Non senza polemiche. Per gli psichiatri e gli psicologi che lo hanno esaminato, Jean-Claude Romand, narcisista cresciuto nella bambagia, rimane infatti una personalità imperscrutabile; non ha mai veramente rinunciato al suo atto criminale, dicendo nel processo che «più le bugie si moltiplicavano, più era difficile spiegarle». Finto, anche il linfoma millantato grazie al quale otteneva prestiti «per curarsi», 150mila euro solo dall'amante, racconta chi ha avuto a che fare col «dottor Romand». Dopo l'eccidio, lo trovano semi-incosciente i vigili del fuoco, tra le fiamme della sua abitazione incendiata prima di autoinfliggersi il «falso» avvelenamento a base di barbiturici scaduti. Era stretto nella morsa dei debiti, ma lucido.

Entro il 28 giugno sarà di nuovo libero di circolare. Per l'ex cognato Emmanuel Crolet, «con la scelta di far appello ha ucciso una terza volta mia sorella e i miei nipoti, è riuscito ancora una volta a manipolare la realtà facendo credere ai giudici di essere stato un padre modello». È infatti grazie alla corte d'appello di Bourges - che giovedì ha autorizzato la scarcerazione - se ha ottenuto l'agognata liberté. Gli era stata negata in prima istanza l'8 febbraio proprio per non aver mai chiesto scusa per i suoi crimini. Neppure in pellicola.

Però è riuscito a trovare una casa di accoglienza, che ha accettato di ospitarlo, ottenendo la «condizionale» e un braccialetto elettronico per i primi due anni. Secondo il legale, «la decisione onora i giudici che l'hanno presa, ma non metterò questa sentenza sulla lista dei miei successi professionali», chiosa Me Abad provando a rassicurare l'opinione pubblica: «Non è né un pervertito, né un mostro, né pericoloso ed è per questo motivo che i giudici gli hanno concesso la libertà». A 64 anni, il killer più bugiardo della Storia avrà due sole «restrizioni»: non poter andare nei luoghi teatro dei suoi crimini e il divieto di parlare ai media. Per il resto, tout est pardonné.