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Sul Forteto il nostro dovere è indagare sulle mancanze

La risposta a Orlando del presidente della Commissione parlamentare

Sul Forteto il nostro dovere è indagare sulle mancanze
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di Francesco Michelotti*

Gentile direttore, rispondo volentieri sul tema Forteto alle domande poste nella lettera inviata al vostro giornale dall'ex ministro, onorevole Andrea Orlando, che ci dà anche l'occasione di raccontare l'importante lavoro che stiamo facendo in Commissione d'inchiesta parlamentare.

È innanzitutto una novità positiva potersi finalmente confrontare con chi 11 anni fa ha avuto l'opportunità, e non l'ha colta, di gestire e cambiare la storia di questa orribile vicenda. Non ci risulta che l'ex ministro si fosse mai espresso pubblicamente e, stando a quanto ha riferito nell'audizione resa in Commissione, non ha mai incontrato le persone che hanno subito le gravi violenze del Forteto, né ha avuto modo di leggere (tanto meno rispondere) le due lettere che l'Associazione vittime gli aveva inviato durante il processo e dopo la sentenza di primo grado.

L'onorevole Orlando ha precisato che i giudici che erano ancora in servizio durante le verifiche effettuate dal Ministero "non erano passibili di particolari addebiti". Si parla di magistrati che, fino agli arresti di Fiesoli del dicembre 2011, hanno messo in mano minori a una comunità guidata da due pregiudicati già condannati nel 1985 per reati di violenze su minori. E che hanno avallato il sistema delle cosiddette famiglie funzionali, affidando bambini a coppie finte, cioè due persone che in realtà non erano unite da un legame, ma che si prestavano a questa pratica. Abbiamo anche avuto la possibilità di accertare che alcuni affidamenti sono stati effettuati direttamente alla cooperativa agricola. Chiunque può farsi un'idea su tali nefandezze.

La Commissione d'inchiesta ha già audito molti di questi magistrati e altri ne audirà nelle prossime settimane. Nessuno di noi è titolato a emettere sentenze, in questo momento è nostro dovere lavorare per la verità dei fatti, e questo stiamo facendo.

All'epoca, l'onorevole Orlando ha avuto la possibilità di esercitare l'azione disciplinare entro un anno dalla relazione che il Ministero chiese e ricevette dalla Procura di Firenze: ci ha riferito di non averlo fatto affidandosi alla relazione degli ispettori ministeriali. Ad onor del vero c'è stato un altro momento in cui sarebbe stato possibile avviare il disciplinare ai magistrati: era il 2000 quando la Corte europea dei diritti dell'uomo condannò l'Italia sul ricorso di una madre i cui figli erano al Forteto. Il ministro era allora il suo collega di partito, Piero Fassino: neanche lui, da quanto ci risulta, promosse azioni disciplinari. Mi corre anche l'obbligo di precisare che il Forteto, dopo la sentenza di primo grado, era tutt'altro che già "smantellato".

Il Forteto ha provocato certamente una allucinazione collettiva: il dovere della Commissione parlamentare è cercarne le ragioni, laddove ci sono state delle evidenti mancanze.

*Presidente Commissione d'inchiesta parlamentare sul Forteto

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