Quando Hemingway "pescava" a Lignano. Oggi lo fa il nipote

Sulla scia del grande scrittore è tornato nell'Adriatico il mito della "caccia al tonno"

Ernest Hemingway negli anni Trenta
Ernest Hemingway negli anni Trenta

dal nostro inviato a Lignano Sabbiadoro (Udine)

Hemingway che si toglie la sabbia dalle scarpe. Hemingway che lotta con un gigantesco tonno rosso. Due foto che si specchiano l'una nell'altra e creano un cortocircuito perfetto fra due epoche: Hernest, la penna che splende nell'Olimpo delle lettere, sulla spiaggia di Lignano nel 1954; il nipote John, scrittore pure lui, nel mare di Lignano pochi giorni fa. Del nonno sappiamo quasi tutto, ma nella sua biografia c'è anche l'amore per questa località dell'Adriatico: l'autore del Vecchio e il mare arriva qui, accompagnato dal conte Kechler, e s'innamora di queste spiagge: «Questa è la Florida italiana», è la frase che resta come una moneta preziosa negli annali del paese e a queste parole Hemingway aggiunge il proposito di prendere casa in questa terra. Proponimento sfumato perché la biografia s'interromperà di lì a qualche anno, troppo presto per contenere la realizzazione del sogno.

Il nipote John porta con un'invidiabile disinvoltura quel cognome così pesante, gioca col passato, spruzza con la storia di famiglia una cronaca altrimenti modesta. E mette sul tavolo un jolly che ai tempi del padre di suo padre non c'era. Il tonno rosso. La zona di mare che va dalla foce del Po fino a Lignano è la più pescosa di tonni di tutta Italia. Quando Hernest sbarca da queste parti questo capitolo è ancora fantascienza. Hemingway va a caccia, di animali e di donne, assiste alla nascita del progetto di Lignano Pineta, con la chiocciola disegnata dalla matita visionaria di Marcello D'Olivo. Ma per pescare deve andare dall'altra parte del mondo, a Cuba. Nel Vecchio e il mare , il protagonista è il Marlin. «Ma il Marlin - assicura Andrea Chiandotto, presidente del Tuna club - non dà neanche lontanamente l'adrenalina che garantisce la caccia al tonno. Il combattimento fra l'uomo e il tonno che va in scena fra maggio e luglio-agosto, è qualcosa di indescrivibile».

La sensazione di un duello che è metafora della vita: «La caccia al tonno - spiega Chiandotto - è cominciata negli anni Ottanta. Siamo arrivati a pescare tonni di 353 chili. Poi i giapponesi, con una politica dissennata, hanno distrutto gli equilibri. I tonni sono ricomparsi solo dopo il 2010».

Ecco la carta in più che Hemingway junior ha fra le dita: trasferire nell'Adriatico la trama dei grandi romanzi e riproporre in chiave contemporanea l'epica del duello. Un tema che attraversa tutto Hemingway senior: l'intelligenza dell'uomo contro la furia del toro. E poi il match fra il pescatore e il Marlin. L'interminabile partita a scacchi fra al vita e la morte.

La Lignano del 2015 offre una nuova chiave della sfida al destino. Il Tuna club, che era rimasto il rifugio di un manipolo di nostalgici, ha ripreso vigore. Oggi Chiandotto guida un'istituzione con 120 barche e oltre 350 appassionati. È in questo contesto di entusiasmo che John Hemingway, classe 1960, ha prestato nome e volto alla pesca. È la cronaca che bussa irriverente sulla soglia delle grande narrativa. O, se si vuole, il marketing che va al traino del mito. Il pionierismo a braccetto col presente. Chiandotto sorride e cerca la strada verso il domani: «Il peso dei tonni che incrociamo continua a salire». E allora anche la retorica si scioglie come una pastiglia nel mare.

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