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Tre donne uccise e chiuse in valigia. Bangkok rivive l'incubo Serpente

Indagato un australiano di 46 anni. Il precedente di mezzo secolo fa

Tre donne uccise e chiuse in valigia. Bangkok rivive l'incubo Serpente
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Tre donne uccise. Tre corpi nascosti all'interno di borsoni e valigie. Due fascicoli rimasti irrisolti per oltre un anno e un uomo arrestato per l'uccisione dell'ultima vittima. Per il momento è soltanto un'ipotesi investigativa. Nessuna prova collega ancora Simon Peter Carman, il camionista australiano di 46 anni accusato dell'omicidio della diciassettenne Tunchanok Donhomla, ai due cold case tornati al centro delle indagini della polizia di Pattaya. Ma gli investigatori ritengono che le analogie tra i tre casi siano sufficientemente significative da meritare nuovi accertamenti. Le due vittime erano giovani donne e entrambi i corpi erano stati occultati all'interno di grandi bagagli.

Il primo caso risale al febbraio 2025, quando un pescatore ha trovato un grande borsone nero nascosto tra la vegetazione vicino a un canale nel distretto di Ban Chang, poco a sud di Pattaya. All'interno c'era il corpo senza vita di una ragazza. L'autopsia ha stabilito che era morta per strangolamento meccanico. La vittima era stata privata degli effetti personali, rendendone più difficile l'identificazione.

Il secondo caso è datato settembre 2025. Alcuni residenti hanno notato una valigia rigida galleggiare nelle acque del bacino di Huai Chak Nok, alla periferia orientale di Pattaya. All'interno è stato trovato il corpo di una donna, ormai in avanzato stato di decomposizione. La morte era stata provocata da un violento trauma cranico.

Per il momento nessun elemento consente di parlare di un serial killer. Saranno gli sviluppi dell'indagine a confermare o smentire l'ipotesi investigativa. Ma se questa pista dovesse trovare conferma, il pensiero tornerebbe a Charles Sobhraj, il "Serpente", il più noto assassino seriale straniero ad aver fatto della Thailandia una delle principali basi della propria attività criminale.

Francese, figlio di padre indiano e madre vietnamita, Sobhraj si stabilisce a Bangkok all'inizio degli anni Settanta e si presenta come un commerciante di pietre preziose con il falso nome di Alain Gautier. Il suo terreno di caccia è la cosiddetta "Hippie Trail", la rotta percorsa da migliaia di giovani occidentali diretti verso India e Nepal.

Conquista la fiducia dei backpacker, li ospita, li droga e poi li uccide. Oltre al denaro, si impossessa soprattutto dei loro passaporti, che utilizza per attraversare indisturbato le frontiere asiatiche sotto falsa identità.

In un'epoca priva di banche dati condivise e tecnologie avanzate, riesce per anni a sfuggire alla cattura. Gli vengono attribuiti almeno una ventina di omicidi, anche se il numero reale delle vittime potrebbe essere stato più alto.

Dopo aver scontato una lunga condanna in India, viene liberato nel 1997. Rientra in Francia, dove trasforma la propria fama criminale in un business. Ma è proprio quell'eccessiva sicurezza a tradirlo. Nel 2003 torna sorprendentemente in Nepal, dove è ancora ricercato per il duplice omicidio di due turisti. Viene riconosciuto da un giornalista locale in un casinò di Kathmandu e la polizia nepalese lo arresta pochi giorni dopo. Condannato all'ergastolo, viene scarcerato nel 2022 per motivi di salute.

Naturalmente il caso Carman è profondamente diverso. A differenza del caso Sobhraj, le vittime non sono turisti occidentali e anche il contesto è cambiato radicalmente. La differenza più evidente riguarda gli strumenti investigativi. Oggi videosorveglianza, registri alberghieri, sistemi biometrici e dati telefonici permettono agli investigatori di ricostruire con una precisione impensabile i movimenti di un sospettato. Nel caso Carman, proprio le immagini delle telecamere che lo hanno ripreso mentre trasportava una pesante valigia hanno consentito agli inquirenti di arrestarlo.

Resta ora da capire se quella valigia rappresenti un episodio

isolato oppure l'ultimo tassello di una storia inquietante iniziata molto prima. La risposta arriverà soltanto dagli sviluppi dell'indagine. Solo allora si saprà se dietro quei tre delitti si nasconde davvero la stessa mano.

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