Con un post pubblicato nel primo pomeriggio di ieri sul suo social Truth, Donald Trump torna a parlare di Giorgia Meloni dopo la telefonata a La7 e lo fa con parole che gettano benzina sul fuoco ma al tempo stesso esplicitano il nervosismo del presidente americano nell'ultimo periodo.
Giorgia Meloni "dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi numeri. No, grazie" scrive Trump che poi aggiunge "mi ha chiesto ripetutamente di farsi una foto con me durante il vertice del G7 in Francia. La sua popolarità in Italia è in calo, forse perché ha voltato le spalle agli Stati Uniti - un Paese che ama e protegge davvero l'Italia - rifiutandosi di impedire all'Iran di ottenere o sviluppare armi nucleari (cosa che, peraltro, ha fatto anche la Nato!)".
Da qui l'attacco per non aver consentito l'utilizzo delle basi militari italiane agli americani durante la guerra Iran. "Non ci ha nemmeno concesso di utilizzare le piste di atterraggio o di decollo italiane, causando un notevole disagio logistico, nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all'anno alla difesa dell'Italia e degli altri cosiddetti alleati della Nato. Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, lei vuole tornare a essere amica".
È proprio il riferimento all'Iran a rendere evidente il momento di difficoltà che vive il presidente americano a causa della guerra che ha intrapreso contro Teheran. Prima i problemi sul campo senza riuscire nell'obiettivo di un cambio di regime, poi la lunga trattativa con la Repubblica islamica culminata con un accordo che ha suscitato numerose critiche non solo tra i democratici ma anche nel mondo conservatore americano.
Vari senatori repubblicani tra cui Bill Cassidy, Roger Wicker e Ted Cruz hanno criticato pubblicamente l'accordo ma off record le critiche sono state molto più diffuse. Secondo Ted Cruz "dare miliardi di dollari a teocratici lunatici che vogliono ucciderci è un'idea eccezionalmente cattiva", da qui l'accusa a Trump di ricevere "cattivi consigli".
Per il senatore Roger Wicker, presidente della Commissione per le Forze Armate del Senato, la proposta di creare un conto da 300 miliardi di dollari per finanziare la ricostruzione dell'Iran "farebbe sembrare irrisorio il risarcimento che l'Iran ha ricevuto nell'ambito dell'accordo del 2015 con il presidente Obama".
Anche molti commentatori e opinionisti repubblicani hanno accolto con scetticismo l'accordo con l'Iran tra cui Mark Levin e Ben Shapiro, mentre Erick Erickson lo ha definito una "resa americana". Lo stesso vale per le voci più isolazioniste già contrarie all'intervento militare come Tucker Carlson, Candace Owens o Megyn Kelly. Se l'Iran è il principale tema di crisi per Trump, le cose non vanno meglio con la guerra in Ucraina. Dopo aver affermato in campagna elettorale che avrebbe posto fine al conflitto in ventiquattro ore e, dopo il vertice in Alaska con Putin, ad oggi una soluzione diplomatica sembra tutt'altro che imminente con le elezioni di midterm di novembre che si avvicinano. Alle difficoltà in Medio Oriente e Ucraina Trump deve sommare quelle in patria con un'inflazione crescente (+4,2% a maggio su base annua). Da qui l'irrequietezza in vista dell'appuntamento elettorale autunnale che rischia di rivelarsi tutt'altro che roseo per il Partito Repubblicano. Il problema, così come avvenuto con i dazi, è che Trump sbaglia bersaglio colpendo gli alleati Usa e finendo per fare un danno sia agli interessi americani sia a quelli dei suoi alleati favorendo invece Cina e Russia.
Un modus operandi che diventa ancor più sbagliato se rivolto al principale leader conservatore europeo qual è Meloni testimoniando come, più che una strategia, dietro le parole di Trump ci sia un crescente nervosismo per vari errori compiuti nel suo secondo mandato a cominciare dall'Iran.