La Ue: ok alla cabina di regia ma i porti non li gestiamo noi

Juncker dà ragione a Conte, però si limita alle promesse Missione Sophia intatta, gli sbarchi continuano in Italia

Tante belle parole, ma fatti mica tanti. Secondo il premier Giuseppe Conte «sul fronte immigrazione abbiamo fatto un altro importante passo in avanti perché è stato riconosciuto il principio secondo cui l'immigrazione è una sfida europea che riguarda tutti i 28 paesi dell'Unione», e lo scrive dopo aver letto la risposta di Jean-Claude Juncker alle sue lettere del 14 e 17 luglio. Peccato che nelle due paginette inviate al «caro Giuseppe» (e per conoscenza a Donald Tusk) il presidente della Commissione europea si sia sostanzialmente lavato le mani rispetto alla richiesta italiana più importante, ossia quella di non essere più l'unico porto di approdo per i migranti salvati nella nostra zona di responsabilità.

«L'Ue non ha competenza per determinare il luogo/porto sicuro da usare per gli sbarchi in seguito a un'operazione di ricerca e salvataggio in mare», ha chiarito Juncker. Ed è questo il passaggio più significativo della sua missiva in cui pure afferma di condividere il sentimento di urgenza espresso da Conte e lo rassicura sull'impegno della Commissione a mettere in opera le conclusioni del Consiglio europeo di giugno che rientrano nel suo mandato.

«L'Italia ha ragione nel chiedere un coordinamento europeo per affrontare gli sbarchi - ha scritto Juncker a Conte -, ma sono persuaso, e credo che lei condivida la mia opinione, che soluzioni ad hoc come quelle delle ultime settimane non sono risolutive». Il premier italiano aveva suggerito di istituire una cellula di crisi coordinata dalla Commissione col compito di coordinare, in caso di emergenza, azioni volontarie condivise da parte degli stati membri. «La Commissione è pronta a svolgere pienamente la sua funzione di coordinatrice - ha spiegato Juncker -, ma solo come tappa in direzione di un quadro più stabile. Continueremo a lavorare alle proposte legislative da presentare in settembre per rafforzare la guardia di frontiera e costiera europea e rendere più efficace la politica di rimpatrio. Consideriamo inoltre prioritario esaminare il modo in cui potrebbero funzionare i centri controllati negli stati membri e al contempo sarà portata avanti la realizzazione di piattaforme di sbarco regionali». Infine il presidente della Commissione Ue dice di rallegrarsi che la Presidenza austriaca stia proseguendo il lavoro sulla riforma del sistema europeo comune di asilo, e conferma che a questo scopo sarà essenziale la riforma del regolamento di Dublino.

Promesse per un futuro più o meno vicino, insomma, ma per quanto riguarda il presente è stata sostanzialmente rispedita al mittente la presa di posizione dell'Italia che aveva detto di non ritenere più applicabili le attuali disposizioni del piano operativo della missione Sophia. «Fondamentale - secondo Junker - per consentire alla Libia di attuare contromisure efficaci contro l'immigrazione irregolare e di assumere le sue responsabilità nelle operazioni di ricerca e salvataggio». E ieri nella riunione del Comitato politico e di Sicurezza convocata per discutere di questo, anche l'Italia ha fatto un mezzo passo indietro dopo aver preso atto della ferma opposizione degli altri 27 paesi alla lettera del ministro degli Esteri Moavero all'Alto rappresentante Federica Mogherini, considerata da molti una specie di ricatto. Tutti hanno riconosciuto l'utilità della missione e, malgrado le impuntature da parte di Ungheria e Grecia su alcune parti del testo, il recepimento di alcune richieste avanzate dall'Italia ha consentito di evitare la rottura. La revisione delle regole del mandato sarà però affrontata in seguito, e quindi per il momento restano in vigore le regole attuali. «Passo dopo passo stiamo realizzando il cambiamento promesso», aveva scritto Conte. Ma i passi per ora sembrano veramente piccoli.

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