L'ennesima azione dell'Ice finita nel sangue. La controversa agenzia dell'immigrazione americana, la Immigration and Customs Enforcement, già finita più volte sotto accusa per le violenze sui cittadini, torna nell'occhio del ciclone per aver provocato due vittime in meno di una settimana. Un giovane di 26 anni, nazionalità colombiano, è stato ucciso nel Maine, costa est degli Stati Uniti, durante un rastrellamento che ha coinvolto l'Ice. Era autorizzato a lavorare negli Stati Uniti e in possesso di un numero di previdenza sociale. Lo riferisce il Maine Immigrants' Rights Coalition secondo quanto riportato dai media americani. "La polizia di stato e il dipartimento della Pubblica Sicurezza si trovano ora sul posto per raccogliere i dettagli dell'accaduto e mi aspetto che anche l'Fbi apra un'indagine", ha dichiarato il presidente della Camera del Maine, Ryan Fecteau, che rappresenta Biddeford, la città dove è avvenuto il tragico evento.
L'episodio arriva a meno di una settimana dalla morte di Lorenzo Salgado Araujo, operaio messicano ucciso da un agente dell'Ice durante un controllo stradale a Houston, in Texas, episodio che ha scatenato accese proteste. Gli agenti hanno accusato Araujo di aver tentato di investire un agente, ma almeno tre testimoni hanno raccontato una versione diversa. L'Ice sembra non avere utilizzato le body cam, aumentando i sospetti. La vittima non aveva precedenti penali e era in attesa di regolarizzazione.
L'agenzia ha provocato diverse decine di vittime tra i migranti negli ultimi mesi. Dai dati diffusi dalla stessa Ice e dalle inchieste giornalistiche, sono almeno 50 le persone decedute nei centri di detenzione federali e circa 40 quelle uccise durante le operazioni sul campo. Il caso più eclatante è stata l'uccisione di Renée Nicole Good, avvenuta il 7 gennaio 2026 a Minneapolis. La vittima era una cittadina statunitense: Renée Good, poetessa di 37 anni e madre di tre figli, che non era una migrante. È stata colpita a morte nella sua auto dall'agente Jonathan Ross. Secondo le ricostruzioni, gli agenti sul posto non hanno prestato immediato soccorso e hanno persino impedito a un medico presente di intervenire per salvarla. La versione iniziale dell'agenzia è stata anche smentita dei video.
Inizialmente il Dipartimento della Sicurezza Interna ha tentato di catalogare l'evento come risposta a un "atto di terrorismo interno", sostenendo che la donna avesse tentato di investire gli agenti. I successivi filmati emersi l'hanno smentita, evidenziando l'uso sproporzionato della forza.
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