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Zelensky e Putin al telefono con Trump

Londra intercetta nella Manica la petroliera Smyrtos della flotta fantasma dei russi

Zelensky e Putin al telefono con Trump
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Ottant'anni. Un numero che per gli uomini comuni sa di bilanci e fotografie ingiallite. Per Donald Trump, invece, è diventato il centro di gravità della geopolitica mondiale. Nel giorno del suo compleanno, il telefono della Casa Bianca ha raccontato più di molti vertici internazionali. Da una parte Zelensky, il presidente che combatte per non vedere scomparire il proprio Paese. Dall'altra Putin, il leader che quella guerra l'ha voluta e continua a considerarla uno strumento della storia. In mezzo, Trump: celebrato, corteggiato, cercato.

Due telefonate. Due mondi. Due modi diversi di immaginare la fine del conflitto che da oltre quattro anni insanguina l'Europa. La prima chiamata è arrivata da Kiev. Zelensky ha telefonato per gli auguri, ma soprattutto per ricordare una verità che a Washington nessuno ignora: il destino dell'Ucraina continua a passare dagli Usa. Nel colloquio il presidente ucraino ha rivendicato una posizione rafforzata sul terreno, ha ringraziato gli americani per il sostegno militare garantito (dai Javelin ai Patriot), e ha insistito sulla possibilità di mantenere aperta una prospettiva negoziale.

Poche ore dopo è arrivata la seconda telefonata. Quella più lunga. Cinquantacinque minuti. Putin assieme agli auguri ha portato sul tavolo la propria visione del mondo. Il tycoon ha ribadito la necessità di porre fine alle ostilità. Putin, dal canto suo, ha confermato una posizione che ormai appare immutabile: se Zelensky vuole incontrarlo, deve andare a Mosca. Nella grammatica del potere russo il luogo non è mai neutrale. È gerarchia. Trump ha sostenuto che la conclusione del conflitto potrebbe aprire la strada a relazioni completamente nuove tra Washington e Mosca. È stato concordato che gli incaricati speciali del presidente Usa, Witkoff e Kushner, attualmente impegnati sul dossier iraniano, torneranno presto a Mosca.

Si delinea così un triangolo diplomatico in cui tutti parlano di pace, ma con obiettivi diversi: per Trump significa chiudere rapidamente una guerra lunga e costosa, per Putin consolidare i risultati ottenuti sul campo, e per Zelenskyy garantire la sopravvivenza e l'integrità dell'Ucraina. Ora l'attenzione si sposta al vertice del G7 di Evian in Francia: non sono previsti incontri ufficiali tra Zelensky e Trump, ma un colloquio informale a margine del summit, per altro confermato in serata da leader di Kiev, potrebbe influenzare gli sviluppi della crisi nei prossimi mesi. Mentre la diplomazia cerca uno spazio di manovra, sul mare si combatte la guerra delle risorse. Nel Canale della Manica, forze britanniche con il supporto francese hanno intercettato la petroliera Smyrtos, ritenuta da Londra parte della "flotta ombra" russa utilizzata per aggirare le sanzioni sul petrolio. Per il premier britannico Keir Starmer si tratta di un duro colpo alla macchina bellica del Cremlino.

Sul terreno la guerra non rallenta. Un drone ucraino ha colpito la regione russa di Oryol causando una vittima e diversi feriti, mentre altri attacchi hanno interessato siti industriali a Yaroslavl e Tula. Mosca sostiene di aver abbattuto 249 droni ucraini in 14 regioni, in Crimea e sul Mar d'Azov.

Kiev denuncia invece un'intensificazione dei raid russi, con quasi 2mila droni, 1.790 bombe guidate e 17 missili lanciati nell'ultima settimana. Resta alta la preoccupazione per la centrale di Zaporizhzhia, dopo un aumento repentino delle attività militari.

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