C'è una nuova rampa diplomatica, tutta ancora da percorrere; di cui si vedono solo i contorni per solidificare l'ammaccata leadership euro-ucraina e ripresentarsi su uno scacchiere internazionale a crescente imprevedibilità con un piano. Il presidente francese Macron non fa mistero dell'impegno parigino teso a intavolare un dialogo con Mosca per uscire dallo stallo. O quanto meno a sondare una disponibilità che finora latita nelle dichiarazioni ufficiali del Cremlino: il capo della cellula diplomatica dell'Eliseo, Emmanuel Bonne, è stato a Mosca il 3 febbraio per incontri con gli apparati russi. Contatti confermati dalla Federazione senza esito e continui gesti bellici tra Russia e Ucraina da entrambe le parti; seguiti però anche da un nuovo scambio di prigionieri, 185 per parte, effettuato nelle scorse ore. Segnali contraddittori in attesa di un punto di caduta. E oggi riunione a Londra con al tavolo Gran Bretagna, Francia e Germania per parlare con Zelensky.
Visto che il presidente Trump ha espresso sostegno a colloqui diretti tra russi e ucraini, seppur con un lapidario "lasciamo che se la sbrighino tra loro" restando focalizzato sull'Iran, l'Europa prova a rientrare in partita. Riunione oggi in formato ridottissimo, E3, a pochi giorni dalla lettera inviata dal presidente ucraino e liquidata da Putin. Zelensky proponeva nella missiva (non priva di recriminazioni) di far tacere le armi con un faccia a faccia. Tuttora improbabile. La leva europea è ferma al palo delle sanzioni economiche ed è tenuta in vita da azioni plateali come l'arresto del comandante russo della Tagor il 2 giugno: la petroliera intercettata nell'Atlantico dalla Marina francese sospettata di far parte della flotta ombra con cui Mosca esporta greggio. Oggi si riparte da una tavolozza che proietti il Vecchio Continente come mediatore tra Kiev e Mosca, e garante dell'eventuale cessate il fuoco, per arrivare poi a discutere una pace "giusta e duratura" vis-à-vis.
Il tavolo E3 ipotizza garanzie di sicurezza da proporre a Mosca: in caso di tregua e accordo, l'invio di truppe europee sul suolo ucraino a garanzia della pace. Ipotesi già circolata a inizio anno e sempre rispedita al mittente da Putin. E vista pure con distanza da Roma. La premier Meloni condivide l'importanza di mantenere alta la pressione collettiva sulla Russia confermando il sostegno alla sicurezza di Kiev, ma non l'invio di soldati deciso a tavolino; semmai in un più ampio tavolo Onu. Cosa può sperare dunque di ottenere il formato E3? Al di là della dichiarazione d'intenti "Proseguire lo stretto coordinamento per il supporto all'Ucraina e per aumentare le pressioni contro gli sforzi bellici della Russia" i tre proveranno a rilanciare la coesione tra partner che a singhiozzo sponsorizzano l'esperimento dei Volenterosi con note dissonanti. Merz chiama Kiev nell'Ue come membro associato, Macron frena aprendo ai boots on the ground in caso di accordo. Spingere sul negoziato, insiste il Papa. Speranza legata alla diplomazia della triade E3 solo in parte. Il padrone di casa Starmer ieri ha alzato di nuovo i toni: nel giro di 4 anni la Russia "potrebbe attaccare la Nato", ha affermato accreditando la scadenza del 2030 a valutazioni "dei nostri servizi d'intelligence e di altri Paesi" alleati.
Per il premier laburista è "prioritario" stendere un nuovo piano di spese belliche prima del vertice Nato del 7 luglio in Turchia. Alcuni Paesi valutano un altro finanziamento militare da 70 miliardi per Kiev da annunciare ad Ankara.