Processo ai black bloc: «Fateli lavorare in favela»

da Genova

«E se andassero a lavorare in qualche campo profughi di una nazione africana o nelle favelas brasiliane, invece di andare a distruggere le città?». L’invito a dedicarsi a attività produttive, piuttosto che compiere atti vandalici e criminali, è stato fatto ieri - al processo a 25 devastatori e saccheggiatori ora definiti black bloc - dall’avvocato Nicoletta Garaventa, che assieme a Paolo Sommella assiste la Banca Carige, parte civile (una ventina di agenzie devastate nei drammatici tre giorni del G8 del luglio 2001).
Il legale, in sintonia con la posizione dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani che quattro giorni fa hanno chiesto severe condanne per complessivi 225 anni di carcere (per questi reati non scatta la prescrizione), ha aggiunto: «La mia idea di pena è che gli imputati andassero a servire per alcuni anni i poveri del Terzo mondo, per i quali apparentemente hanno manifestato contro i potenti». Per i quattro imputati appartenenti al Blocco nero, Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi, Carlo Cuccomarino e Paolo Dammicco, considerati dall’accusa gli artefici dell’assalto alla banca di piazza Tommaseo, l’avvocatessa ha chiesto 27mila euro per risarcimento danni oltre al lucro cessante per inattività del bancomat e una provvisionale di 10mila euro. È l’unica agenzia tra le danneggiate a entrare nel processo, perché i danni sono ritenuti ascrivibili a imputati presenti nel procedimento. Per le altre, così come per negozi e altri istituti bancari, i vandali sono rimasti ignoti. L’avvocato dello Stato Ernesto de Napoli ha chiesto per risarcimento un danno all’immagine di due milioni e mezzo di euro (ognuno dei 25 dovrebbe versare 100 mila euro), mentre ammonterebbero a 115 mila euro i danni patrimoniali subiti dallo Stato, che in caso di condanna dovrebbero essere pagati dai 25.

Altra parte civile il carabiniere Filippo Cavataio, autista della camionetta assalita in piazza Alimonda, assistito dall’avvocato Umberto Pruzzo che ha dichiarato: «Le richieste di condanna dei Pm hanno finalmente “rivelato” una verità fin troppo chiara, cioè che in piazza Alimonda sono stati commessi reati a danno dei militari dell’Arma. A carico di due imputati Monai e Finotti, identificati per il suo caso, il legale ha chiesto il risarcimento in sede civile e una provvisionale di 10mila euro».

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