«Protection» per aziende, strumento efficace ma ancora poco sfruttato

«Protection» per aziende, strumento efficace ma ancora poco sfruttato

Rispetto ad altri Paesi, l'Italia sconta un gap forte - anche culturale - in termini di approccio ai cosiddetti «prodotti di protezione», soprattutto sul fronte delle imprese. In particolare, in Italia sono ancora poche le aziende che usano strumenti come le Temporanee di gruppo caso morte come employee benefit. Eppure si tratta di strumenti che possono davvero offrire una copertura importante, soprattutto in caso di famiglie monoreddito. Ma cosa prevedono questi prodotti «protection»? Sostanzialmente viene garantita una prestazione (capitale assicurato) da destinarsi ai superstiti (eredi legittimi o persone designate) in caso di premorienza.
Sia a livello personale sia a livello aziendale, negli anni si sta assistendo a un graduale avvicinamento a tale tipologie di prodotti, ma siamo ancora ben lontani dagli standard di altri Paesi più evoluti in tal senso. «I motivi sono molteplici e le soluzioni non semplici», commenta Marco Allievi, Head of Corporate Life and Pension per Zurich in Italia. «Quel che è certo è che il mondo aziende - almeno al momento - è caratterizzato da un doppio binario. Il primo è quello sul quale corrono le grandi aziende multinazionali che, dovendosi raffrontare con standard internazionali, usano questa tipologia di prodotti per poter tutelare i propri collaboratori e per il proprio posizionamento rispetto al mercato di riferimento. Il secondo, invece, riguarda le aziende italiane di medio piccole dimensioni, per le quali sono ancora molte le resistenze. I motivi principali sono la poca consapevolezza che si ha del basso livello di garanzie degli enti previdenziali. Ad esempio, per un dipendente con 20 anni di contributi previdenziali la rendita ai superstiti non supera il 30% dell'ultimo reddito. E poi, inutile nasconderlo, in periodi difficili come questo, ulteriori voci di spesa per le aziende possono apparire come ostacoli insormontabili».
Se si passa a parlare di aziende piccole, che poi rappresentano il vero tessuto connettivo della nostra economia, la necessità di protezione cresce ma lo scenario non cambia: i bassi tassi di adesione restano una costante. «In questo caso - continua Allievi - l'elemento centrale è la consapevolezza del titolare d'azienda. La protezione, infatti, in aggiunta al tema precedente, può agire in altri due modi tra loro complementari. Da un lato rappresenta una leva fortissima da utilizzare in chiave di soddisfazione e fidelizzazione del dipendente, mentre dall'altro non è altro che un'importante copertura, capace di tutelare l'azienda stessa nel momento della perdita di una risorsa chiave». Spostando il focus sul tema della previdenza, poi, il leit motiv resta invariato: i tassi di adesione sono ancora bassi, soprattutto sul segmento corporate. E questo vale sia per i fondi negoziali di categoria che per i fondi pensione aperti ad adesione collettiva. Nel settore privato le adesioni si assestano intorno al 25%, il che dimostra come ci sia ancora poca consapevolezza nei confronti della urgente necessità di dotarsi di prodotti capaci di affrontare le future sfide che ogni azienda sarà chiamata ad affrontare. «Specie se si pone attenzione ai grandi benefici che tali strumenti possono garantire: accantonare somme attraverso prodotti di previdenza complementare vuol dire vederle sgravate dal reddito, poiché saranno tassate solo successivamente e nella misura massima del 15%», conclude Allievi.

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