Quei vecchietti "on the road" stanno scappando dal futuro

<em>In viaggio contromano</em> di Michael Zadoorian è la storia di una coppia
di anziani malati. Con il loro sogno americano riveduto e... scorretto. Ella e John, simpatici Bonnie e Clyde che non vogliono finire in una casa di riposo

È il 1960 quando John Steinbeck, quasi sessantenne, scopre di non conoscere il suo Paese. Per correre ai ripari, si fa attrezzare dalla Ford un camion-roulotte, il più possibile simile a un’abitazione. Indossati un paio di calzoni color kaki, stivali, giubbotto da cacciatore e berretto da marinaio, su questo camper ante litteram battezzato Ronzinante in omaggio a Cervantes, carica il cane Charley, armi, masserizie, canne da pesca, libri e arnesi d’ogni genere. Gli serviranno per attraversare trentaquattro Stati americani. Sedicimila chilometri, fino ai vecchi luoghi dell’infanzia.

Il risultato è Travels with Charley, cioè In viaggio con Charley, del ’62, anno in cui Steinbeck si aggiudica il Nobel per la letteratura. Il libro è un’avventura amorosa con l’America, caratterizzata da due felici invenzioni narrative: il barbone Charley, e Ronzinante, ovvero «il mio guscio di tartaruga». Di certo un antenato del Leisure Seeker, capostipite dei moderni motorhome. Un vecchio camper prodotto dalla Winnebago di Forest City, Indiana, che fa da sottotitolo all’ultimo romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (Marcos y Marcos, pagg. 282, euro 16,50, traduzione di Claudia Tarolo). Dieci capitoli, per altrettanti stati che, da Est verso Ovest, il Leisure Seeker percorre gagliardamente con a bordo una coppia d’eccezione: gli ultraottantenni molto male in arnese Ella e John.
Sessant’anni di matrimonio: cancro lei, Alzheimer lui. Il viaggio è ovviamente proibitissimo da figli e medici. I due però partono lo stesso «alla conquista del West», passando per la mitica Route 66. Inaugurata l’11 novembre 1926, la U.S. Route 66 collegava Chicago alla spiaggia di Santa Monica attraverso Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California. Ella e John li attraversano tutti, più altri due: il Michigan, da dove partono (sono di Detroit), seguito dall’Indiana. Asfaltata nel 1938, la Route misurava 3.755 km (2.348 miglia). Attualmente esiste con il nome di Historic Route 66. I nostri eroi cercano quindi le rovine di una strada che, per chi ama l’America è l’essenza della tradizione. Resa immortale da Nat King Cole negli anni Sessanta, con Get your kicks on Route 66 (rifacimento di una canzone del ’46, di Bobby Troup), ancora oggi è meta di appassionati e fonte ispiratrice di film hollywoodiani (come Roadhouse66, di John Mark Robinson, del 1984, con Willem Dafoe).

I vegliardi hanno una meta finale molto americana: Disneyland. Ella e John cercano il loro passato, le tracce di una vita comune tutto sommato felice. Lei spera che il viaggio faccia tornare, almeno in parte, la memoria di lui. John è del tutto demente, ma conserva una discreta forza fisica e la quasi innata capacità di mettersi alla guida di qualsiasi veicolo a motore (una vita da meccanico alla General Motors non trascorre invano...). Lei, al contrario, è lucida, ma fisicamente un disastro. Così, fanno una persona in due, e se ne vanno via col vento, a cercare per le strade dell’America profonda il luogo della memoria, che magari si annida in un anfratto profondo del loro essere.

Di anziani in viaggio, o che fanno sesso, o qualunque altra cosa, si parlerà sempre più spesso, in letteratura e al cinema: è una questione di numeri e di progressivo (spengleriano) tramonto dell’Occidente. In A proposito di Schmidt (di Payne), per esempio, c’è un Jack Nicholson pensionato e neovedovo che vaga, guarda un po’, in camper, da solo per gli States; mentre in Una storia vera di David Lynch, si racconta la reale impresa di Alvin Straight, un contadino dell’Iowa che, nel ’94, a 73 anni, intraprende un lungo viaggio a bordo di una motofalciatrice per andare a trovare il fratello reduce da un infarto. Ancora, di recente, Camille De Peretti, giovane scrittrice parigina, nel romanzo Prima che venga la notte (Frassinelli), ha raccontato la vera storia d’amore di Thérèse e Robert, ospiti della casa di riposo «Les Bégonias».

Il viaggio di John ed Ella si inquadra in questo filone, ed è narrato con delicatezza e ironia. Questi vecchi on the road sono autentici e simpatici. Portano addosso tutti i malanni possibili, ma anche una pistola e un armamentario di farmaci che potrebbe stordire una mandria di buoi. Rimediano ai problemi del corpo con una sosta da McDonald’s e a quelli dello spirito con due buone sorsate di Canadian Club. Sono Bonnie e Clyde, ma anche Pippo e Topolino. Trascorrono le serate proiettando su un vecchio lenzuolo matrimoniale le diapositive dei loro viaggi precedenti. Litigano al telefono coi figli, che si preoccupano per loro: inevitabile nemesi di chi vive troppo... A Disneyland, noleggiano costose carrozzelle a motore che sono la migliore attrazione del parco dei divertimenti. Quando possono, non si sa come, fanno ancora sesso. Non vogliono finire i loro giorni in una casa di riposo, ma semplicemente a casa. Magari, nel Leisure Seeker.

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