Quel «tempio laico» a Staglieno dove l’uomo dialoga coi sentimenti

A piccoli gruppi, amici e parenti, hanno seguito mesti l’auto funebre. Ora sono al portone di un edificio a forma squadrata, nel cimitero di Staglieno, non distante dall’ingresso di ponente. È il «Tempio Laico» costruito perché l’uomo possa trovare, pur fuori della chiesa tradizionale, uno spazio per funzioni funebri e per dialogare serenamente con i suoi sentimenti. All’interno vi è la sala: ampia, lineare, dai colori chiari; luminosa, con a soffitto una finestra non grande che si apre alla luce del giorno. Quasi sotto ad essa viene posta la bara adorna di fiori: quelli forse più amati da lui. Diverse mani la sfiorano, come per una carezza. Una donna, lei, le sta più vicina. Con essa altre persone, forse i parenti più stretti. Attorno continuano molti ad arrivare portando, poco a poco, quel calore umano ora tanto essenziale.
Su molti volti la pesante ombra della sofferenza si muta in silenziose lacrime come quelle di Gesù: anch’egli pianse, per la morte del suo amico (Gv.11,35-36). Una musica ha accolto l’ingresso di tutti e accompagna l’incontro. Le note di «My Way» di C. François, rese famose nel 1968 da Frank Sinatra, si uniscono, fondendosi, ai sentimenti di ognuno. Chi suona, con vibrante passione, pare essere stato, per la musica, molto vicino al defunto: anch’egli l’amava. Sguardi tristi fissano quel lucido legno. Sulla sua targa dorata il nome di lui, uno, unico e irripetibile, come ricorda il messaggio del 1978 di Giovanni Paolo II°. E lei, immagine inconsolabile, con forza e dolcezza, ora vive il suo dolore. Poi le sue parole. Non si possono comprendere tutte, tanto il pianto le soffoca, ma è la sua persona che parla, che dice della sua sofferenza, del suo lui, del loro amore. Qualcuno si avvicina, s’abbracciano.
Altri dopo parlano di lui: ricordi, fatti, i suoi aspetti più belli. Le lacrime, che soffocano la voce, nello sforzo di far comprendere i sentimenti, completano ciò che essa non riesce a esprimere. Applausi sorgono spontanei e sono, a loro modo, segno affettuoso di partecipazione. Lei ringrazia con un mesto sorriso. Vede qualcuno che è rimasto lontano e, decisa, quasi correndo, va ad abbracciarlo. Poi ritorna e si rivolge ancora al suo lui con gesti, parole di tenerezza e, in uno slancio istintivo di speranza, immagina, rivolgendosi a tutti, che il loro amore non può esser svanito nel nulla e, chissà, forse, egli ora la vede e le è vicino.
Diverse coppie di giovani ascoltano abbracciate. Le labbra di uno dei presenti sembrano mormorare una preghiera: forse un’Ave Maria. La musica diffonde ancora brani famosi: Smoke Gets di J.Kern, il Notturno di Chopin, Nature Boy, l’Adagio di Albinoni, Crazy Love di M. Bublé. Molti sguardi sembrano cercare un conforto che non trovano. Alcuni guardano a quella piccola finestra, come se nello spazio del cielo fosse possibile trovare qualcosa per cancellare quell’angoscia, quell’ansia: il dolore.
Torna così alla memoria la frase di S. Agostino, dal I° libro delle Confessioni, che vede inquieto l’animo dell’uomo fino a che non giunge a Dio dal quale, come per un viaggio infinito, un giorno era partito.

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