Per mesi abbiamo sentito dire che Donald Trump aveva trasformato la Corte Suprema americana nel peggiore dei covi Maga, che i “check and balance” americani erano morti per colpa sua, che presto saremmo arrivati alla dittatura o alla democratura. Adesso invece scopriamo che i giudici a vita fanno come gli pare e, se lo ritengono, non si fanno problemi a bocciare i decreti presidenziali su dazi e Ius soli. Quelli che ieri urlavano al golpe oggi fanno finta di nulla. O parlano di “scatto di orgoglio” della Corte. Invece no: erano loro ad aver raccontato balle.
Sui “morti di caldo” continua la battaglia delle cifre, che trovo stupenda. Anche in Francia il primo ministro Lecornu se l’è presa con gli ecologisti che paventavano migliaia di morti, non si capisce bene sulla base di cosa. Ma state tranquilli: adesso caleranno le temperature e arriveranno i nubifragi. Avranno altro con cui annunciare la fine del mondo.
Rido all’idea che Matteo Renzi, dico Matteo Renzi, si dica pronto a firmare un patto anti-ribaltone per allearsi nel campo largo. Non penso ci creda neanche lui a un contratto del genere. Vedo difficile che possa davvero essere in grado di rispettarlo, se mai un giorno dovesse presentarsi un’altra occasione per rimescolare le carte come solo a lui piace fare.
Il genio del giorno è lui: 26 anni, documento di accoglienza scaduto e la grande idea di salire su un monopattino elettrico per… imboccare l’autostrada A1. “Ho fretta, devo andare a Milano”, avrebbe detto alla polizia che l’ha fermato. Questo merita la cittadinanza onoraria (si scherza).
Ho seguito in diretta la cerimonia di consacrazione dei quattro vescovi da parte dei lefebvriani. Beh: saranno scismatici, ma quanta regalità e profondità.
Chi ha ragione: i tradizionalisti, che s’incaponiscono nelle loro idee conservatrici; oppure i progressisti, che vogliono escluderli dalla Chiesa? Beh: la verità sta nel mezzo, come sempre. Per ricucire questo strappo forse sarebbe bastato poco. Com’è possibile che la Chiesa che accoglie, la Chiesa che apre alla benedizione delle coppie omosessuali, che vorrebbe dare la comunione ai risposati, che chiude dieci occhi sui peccati sessuali, che fa celebrare preti che ballano all’altare, proprio non riesca ad accettare che qualcuno preferisca la Santa Messa celebrata di spalle e in latino?
La verità è che la frattura è molto più profonda della sfida tra rito tridentino e rito conciliare. La verità è che i lefebvriani non riconoscono in toto il Vaticano II, mentre i loro oppositori lo considerano un intoccabile feticcio. Impossibile quindi metterli d’accordo.
Inoltre ormai la rottura era tecnicamente irrimandabile. Perché dico non rinviabile? Facile. I due vescovi che erano rimasti alla comunità cominciano a essere vecchiotti e la Fraternità aveva bisogno di garantire la continuità episcopale prima che i suddetti andassero al Creatore. Avrebbero potuto accogliere l’appello di Leone a ripensarci e a cercare un compromesso? Forse. Ma la carta d’identità canta.
Chi scrive, quando Benedetto XVI riaprì al rito tridentino, per diverso tempo ha partecipato a quelle celebrazioni. E potrà non piacere, ma la ritengo una liturgia immensamente più votata a Dio di quanto non lo sia quella del nuovo messale. Più profonda. Più sentita. Meno dispersiva.
Questa me l’ero persa. Dal prossimo anno nelle Fiandre verrà inserita una nuova tassa per i datori di lavoro che vogliono assumere dipendenti migranti, con un supplemento di 180 euro per ogni domanda presentata. "Chiunque desideri assumere lavoratori migranti se ne assumerà la responsabilità finanziaria. Non spetta ai cittadini delle Fiandre farsi carico di questo costo”, ha detto il ministro del Lavoro fiammingo. Inoltre “i datori di lavoro dovrebbero innanzitutto aiutare i cittadini locali nella ricerca di un impiego, prima di rivolgersi al resto del Belgio, all’Europa e ad altre regioni”. Sempre nelle Fiandre, a gennaio di quest’anno, una legge aveva vietato l’ingresso agli stranieri non qualificati e provenienti da Paesi extra Ue. Tosti, i fiamminghi.
Antonio Di Pietro sindaco per il centrodestra a Milano? Mah. Persona rispettabilissima, sia chiaro. Ma possibile che nella capitale economica del Paese la maggioranza che governa l’Italia non sia in grado di trovare un “suo” nome, nel senso di un signore che non abbia fatto il ministro per i governi Prodi?