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Quindi oggi

La folle teoria su Vannacci, vedono neonazi ovunque e Bonino: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: le sentenze che puzzano di socialismo, viva le espulsioni e Glovo

Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci (S) affiancato da Massimiliano Simoni, risponde alle domande durante il punto stampa dopo il suo intervento all'assemblea costituente di FnV, Roma 13 giugno 2026. ANSA/FABIOFRUSTACI
  • La Stampa si scandalizza perché nel cimitero dei soldati tedeschi della Prima e della Seconda guerra mondiale sono comparsi alcuni lumini sulle tombe di chi ha combattuto durante il conflitto scatenato dal nazismo. Immediato il riferimento all’Afd, che vince e prospera: saranno sicuro dei nostalgici. C’è qualche prova che sia opera di qualche neonazista? No. C’è qualche prova che non sia invece il ricordo, privato, di qualche familiare? Neppure. Però un paio di lumini sono abbastanza per costruire, senza elementi concreti, chissà quale mostro di ritorno. Vi ricordo che anche le lapidi che in Italia ricordano i morti della II Guerra Mondiale di fatto sono lì a memoria, vuoi non vuoi, di soldati che hanno combattuto volenti o nolenti “al servizio dell’Italia fascista”. La cosa forse ci scandalizza?
  • I Tribunali sembrano essere il regno del socialismo. L’ultima sentenza arriva da Torino, dove Glovo è stata condannata a reintegrare un fattorino licenziato riconoscendo per lui il lavoro subordinato a tempo pieno. Tradotto: chi porta cibo in bici non deve essere considerato un “imprenditore” di se stesso, una partita iva, ma un dipendente. Contesto da tempo questa lettura: nessuno li obbliga ad accettare un ordine di consegna, possono scollegarsi quando vogliono, non hanno un orario di lavoro predefinito e soprattutto non esiste esclusiva. Comunque. Il Tribunale del Lavoro di Torino ha anche stabilito che il tempo di “attesa” dell’ordine va comunque considerato lavoro e quindi retribuito. Bene. Io vorrei allora che questo principio venisse applicato a tutti i mestieri. Tipo: un giornalista freelance potrà chiedere di essere pagato anche per l’attesa che dalla mattina alla sera lo tiene appeso finché non scopre quali e quanti pezzi verranno accettati dalla redazione. Scommettiamo che La Stampa farebbe ricorso, se uno dei suoi freelance avanzasse questa richiesta?
  • Voglio dire: nessuno obbliga questi ragazzi a fare i rider. Li volete tutti assunti con contratto da dipendente e magari pure ben retribuito? Bene: preparatevi a pagare il doppio le consegne. Poi però non frignate se il vostro sushino del mercoledì vi costa 10 euro di più.
  • La polizia italiana carica alcuni migranti su un volo charter, li rispedisce in Egitto e ne dà notizia con un video. È buono e giusto, che faccia così. Non perché occorre ostentare chissà cosa. Solo perché deve arrivare all’estero, intendo in Africa, il messaggio che l’Italia non è l’Eldorado e chi sbaglia (o migra illegalmente) rischia seriamente di tornare da dove è partito. Così si comporta uno stato serio.
  • Amici miei, ho letto un articolo di Repubblica in cui si sostiene (prove? Nessuna) che l’exploit del libro di Vannacci non sarebbe arrivato per caso, ma grazie a chissà quale “manina” russa. In sostanza l’inchiestona (si fa per dire) di Rep parte dalla scrittura della biografia di Vannacci mesi prima della pubblicazione del suo libro. Embè? Cosa prova, questo? Nulla. Però scritto con quel filo di finto mistero ecco che la teoria riempie facilmente un’intera pagina di giornale. La verità è che se Repubblica non avesse dedicato i suoi articoli al libro dello sconosciuto (fino a quel momento) generale, se Crosetto non avesse fatto l’errore di metterlo all’indice manco fosse Satana, oggi non avremmo né il fenomeno Vannacci né Futuro Nazionale. Insomma, Rep: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
  • È morta Emma Bonino e ci sarebbero molte cose da dire. Però credo che almeno per qualche giorno sia giusto rispettare la memoria di chi, lontana anni luce dalle sensibilità di chi scrive, dall’aborto al fine vita, dalle migrazioni alla Costituzione, ha comunque segnato un pezzo di storia di questo Paese.

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