Byd lancia una pubblicità sull’importanza della transizione ecologica, delle auto elettriche, del green. Sintesi: il pianeta si scalda e non dobbiamo alzare muri contro l’elettrico e, in particolare, l’elettrico cinese. Bello. Bravi. Bis. Peccato che si siano dimenticati di dire che il Paese dove producono quei gioielli brucia carbone e produce CO₂ come se non ci fosse un domani, molto più di quanto non faccia l’Europa intera. Quindi va bene tutto. Va bene anche chiedere all’oste se il vino è buono. Però non pigliateci in giro: non saranno certo i mezzi di locomozione degli europei a salvare il mondo.
In Indonesia hanno frustato una coppia per un bacio scambiato durante una diretta social. E da noi c’è chi si lamenta per i diritti…
Neanche i giornali americani parlano così tanto di Donald Trump e delle sue ricchezze. I nostri sono ossessionati. Anche meno, eh.
Nei giorni in cui tutti noi guardiamo il Mondiale con la tristezza di chi non può godersi le serate azzurre d’estate, come sognato ormai da anni e anni, il Corriere ripubblica tutta la sua edizione dedicata alla vittoria del 2006. Bisogna essere infidi per infilare così il dito nella piaga.
Se volete capire perché il campo largo con Renzi non si farà mai e, se si farà, durerà da Natale a Santo Stefano, dovete leggere Marco Travaglio incaricato (da se stesso) di dire ciò che Conte pensa ma che non può esternare così chiaramente. Sintetizzo: tutto quello che oggi i 5 Stelle contestano a Meloni, Renzi lo ha già fatto; e quindi avrebbe poco senso allearsi con uno così. Devo dire: ha senso. Ma è anche vero che senza Renzi probabilmente il sogno di Schlein di tornare a Palazzo Chigi potrebbe infrangersi. Delle due, l’una: o Elly e Conte decidono di giocarsi la partita da soli, partendo indietro nei sondaggi e rischiando di perdere; oppure imbarcano Italia Viva, partono in vantaggio nei sondaggi, ma rischiano di durare al governo il tempo di un giro di giostra. Scelta complicata.
Quindi al momento il centrodestra ha proposto per Milano Antonio Di Pietro, ex pm, già ministro di Prodi; e Carlo Cottarelli, senatore del Partito Democratico. Solo a me suona un tantino strano? Signori: parliamo della capitale economica del Paese, non di una sagra di provincia né di un Comune di secondo piano. Ditemi: a parte i calzini arcobaleno, cosa cambierebbe tra Sala e Cottarelli a Palazzo Marino? Chiedo per un amico che abita ancora sotto la Madonnina…
Guardate le immagini che mostrano un gruppo di maranza assaltare un’auto della polizia locale a Roma, salire sul cofano del mezzo, assalire gli agenti, creare il caos. Tutto sotto il Colosseo, uno dei simboli italiani più riconosciuti nel mondo. E voi direte: è uno scandalo. È una vergogna. Vero. Ma ad essere inaccettabile non è tanto, o non solo, il fatto che questi maranza siano recidivi, il fatto che abbiano acceso fuochi d’artificio in mezzo ai turisti, che abbiano dato il via al “ballo del coltello” (una sorta di danza col serramanico in mano), né che abbiano opposto resistenza. A questo siamo abbastanza abituati, purtroppo. Il dramma sta tutto in quella scritta che vedete qui, sopra uno dei video condivisi da alcuni turisti portoghesi. Letteralmente: “Qui in Italia chi fugge è la polizia”. Ed è questo il punto. Vero o meno che sia, se un turista percepisce che le nostre forze di polizia “fuggono” di fronte ai criminali… beh, allora abbiamo un problema. Un problema che arriva da lontano. E che ci ricorda della folle polemica per le manganellate contro gli studenti a Pisa, considerate “troppo dure” anche da certa politica. Ci ricorda dei cortei antagonisti o Pro Pal, dove una carica di alleggerimento viene raccontata dai media alla stregua di torture naziste. Ci ricorda di Ramy, degli inseguimenti che rischiano di mandare a processo gli agenti. Ci ricorda che guai a usare il taser contro un esagitato, eccetera eccetera eccetera. Quindi no: non mi scandalizza tanto l’operato dei maranza, ovviamente indegno. Ma mi schifa l’immagine di un’auto della polizia presa (più o meno impunemente) a calci e pugni, dimostrando la radicata convinzione, da parte degli autori, di poterlo fare perché tanto basterà poco per farla franca.