Cinquantuno giornate nazionali, trentasei nuove ricorrenze istituite nelle ultime tre legislature e un calendario che rischia di diventare sempre più affollato. Sergio Mattarella accende i riflettori sulla proliferazione delle giornate celebrative introdotte per legge, richiamando il Parlamento alla necessità di contenere un fenomeno che, secondo il capo dello Stato, sta assumendo proporzioni difficilmente sostenibili. L’occasione è la promulgazione della legge che istituisce la Giornata nazionale del riciclo della carta, accompagnata da una lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
Il presidente della Repubblica chiarisce innanzitutto di aver firmato il provvedimento perché non sussistono “profili evidenti di incostituzionalità”. Una decisione analoga a quella assunta pochi giorni prima per la legge che istituisce la Giornata nazionale della meraviglia. Ma la promulgazione è accompagnata da una serie di osservazioni rivolte al legislatore, a partire dal numero crescente di ricorrenze introdotte nell’ordinamento.
“Il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei”, scrive Mattarella. I numeri, secondo il capo dello Stato, fotografano una tendenza precisa: nelle ultime tre legislature sono state approvate trentasei leggi di questo tipo, venti delle quali soltanto nel corso dell’attuale legislatura.
Il risultato è un calendario che, al netto delle festività nazionali, conta ormai cinquantuno giornate dedicate. Ricorrenze che nella maggior parte dei casi non si limitano a una celebrazione simbolica, ma prevedono anche attività e iniziative affidate agli enti pubblici. A essere coinvolte sono soprattutto le scuole e in alcune circostanze anche le università, chiamate a organizzare momenti didattici e divulgativi sui temi individuati dalle singole leggi.
Ed è proprio sulle conseguenze per il sistema scolastico che il presidente della Repubblica concentra una parte importante delle sue osservazioni. Mattarella riconosce che alcune di queste ricorrenze svolgono “un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale”, precisando però che “non tutte appaiono avere la stessa levatura”. Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’opportunità di istituire nuove giornate nazionali, ma anche la concreta possibilità di rispettare gli obblighi previsti dalle disposizioni legislative. Per il capo dello Stato diventa infatti “sempre più difficile, addirittura inverosimile” pretendere che gli istituti scolastici riescano ad assolvere tutti i compiti loro affidati, a meno di non sottrarre tempo alle normali attività didattiche.
Un rischio esplicitato nella lettera: “Salvo che si pensi di incidere, riducendolo, sul tempo effettivamente destinato all’insegnamento delle materie scolastiche”. Un passaggio con cui Mattarella mette in guardia dalle conseguenze pratiche di una produzione legislativa che continua ad assegnare nuovi incarichi alle scuole. Da qui l’invito rivolto al Parlamento a una maggiore attenzione nell’approvazione di ulteriori ricorrenze. “Avverto quindi l’esigenza di esortare a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati”, sottolinea il presidente, osservando che il loro numero rende ormai “sostanzialmente impossibile nei fatti un’autentica efficacia delle loro previsioni”.
Secondo Mattarella, gli obiettivi perseguiti attraverso queste iniziative potrebbero essere raggiunti anche con strumenti diversi dalla legge. Il capo dello Stato, quindi, non mette in discussione la legittimità costituzionale dei provvedimenti promulgati, ma invita le Camere a riflettere sull’utilità e sull’efficacia di una prassi sempre più diffusa. Un richiamo alla misura, soprattutto quando le nuove celebrazioni rischiano di tradursi in ulteriori adempimenti per le scuole, già impegnate nelle proprie attività educative.
