Leggi il settimanale

Carbonara, il giorno della riscossa

Domani è la giornata mondiale dedicata al piatto tipico romano (ma più amato al Nord), data che trae origine da un video francese, pubblicato il 6 aprile 2016, che “devastava” la ricetta. Oggi un’indagine di AstraRicerche per Unione Italiana food racconta il successo che ancora riscuote questo piatto tra gli italiani e come sia il simbolo della convivialità (e anche dello sgarro)

Carbonara, il giorno della riscossa
00:00 00:00

La carbonara, in Italia, non è semplicemente un piatto. È una faccenda quasi identitaria, materia da dibattito nazionale, tema capace di accendere discussioni più di molti talk show. E così non sorprende che lunedì 6 aprile torni il Carbonara Day, appuntamento che quest’anno festeggia i suoi primi dieci anni, confermando la longevità di una ricorrenza nata sul web e diventata ormai un piccolo rito collettivo.

D’altronde i numeri raccontano con chiarezza la portata del fenomeno. Secondo l’indagine realizzata da AstraRicerche per Unione Italiana Food su un campione di 1.004 italiani tra i 18 e i 65 anni, la carbonara è la ricetta di pasta preferita per quasi un italiano su due: il 46,1% la colloca infatti al vertice delle proprie preferenze. Un dato che la mette davanti a monumenti della tavola nazionale come spaghetti alle vongole e pasta al ragù, fermi poco sopra il 42%.

Più che una semplice preferenza gastronomica, sembra quasi una dichiarazione di appartenenza. La carbonara piace perché è buona, prima di tutto, e qui il verdetto è quasi plebiscitario: il 63,9% la considera irresistibile per la sua golosità. In fondo, la sua forza è proprio questa: una ricetta che non pretende di essere sofisticata ma che, con pochi ingredienti e una precisione quasi liturgica nell’esecuzione, riesce a mettere d’accordo generazioni, territori e abitudini diverse.

Colpisce, per esempio, che i suoi estimatori più convinti non siano necessariamente nel Lazio, ma nel Nord Italia: il 51% nel Nord-Ovest e addirittura il 54% nel Nord-Est. Un piccolo paradosso geografico che racconta quanto il piatto abbia ormai superato i confini della sua origine, diventando patrimonio nazionale ben prima che internazionale.

Eppure, quando si pronuncia la parola carbonara, il pensiero corre inevitabilmente a Roma. Per il 94,3% degli italiani il piatto resta simbolo della romanità, quasi una cartolina gastronomica della Capitale. Non a caso, per due italiani su tre, la miglior carbonara si mangia proprio lì, tra una trattoria di quartiere e una tovaglia a quadri che sembra fatta apposta per accompagnare il rito.

La carbonara, però, non vive solo nel piatto: abita anche l’immaginario quotidiano. È la pasta della tavolata con gli amici per il 36,3% degli intervistati, ma anche quella che sa di casa e tradizione familiare per il 30,4%. È lo “strappo alla regola” del fine settimana, la coccola concessa dopo una giornata complicata, il comfort food per eccellenza. In altre parole, più che una ricetta, è uno stato d’animo.

Naturalmente, dove c’è amore, c’è anche ortodossia. E qui il terreno si fa delicato. Gli italiani sembrano avere le idee piuttosto chiare sugli errori imperdonabili. In cima alla lista c’è lei, la grande eresia: la panna, giudicata il peccato più grave dal 34,9% del campione. Seguono l’uovo cotto troppo presto, con l’effetto frittata sempre in agguato, e l’uso di aglio o cipolla, elementi considerati quasi sacrileghi. Anche sostituire il guanciale con la pancetta continua a essere visto come una deviazione poco tollerabile.

È forse proprio questo equilibrio tra semplicità e dogma a spiegare il successo planetario del piatto. Pasta, uova, guanciale, pecorino e pepe: pochi ingredienti, facilmente reperibili, ma capaci di generare un risultato che continua a sedurre ben oltre i confini italiani. Non stupisce quindi che la carbonara sia oggi uno dei piatti più riconoscibili nei menu internazionali e uno dei più replicati. Del resto il successo di qualcosa o di qualcuno si misura anche dai tentativi di imitazione, non sempre riusciti.

Il Carbonara Day nacque dieci anni fa, in reazione al cosiddetto Carbonara-Gate, la prima rivolta web per una ricetta sbagliatissima, quella postata il 6 aprile 2016 dal sito francese Demotivateur, che conteneva tutti gli errori possibili e anche qualcuno innovativo, come cuocere in un tegame, tutto assieme, cipolla (!), pancetta (!),

farfalle (!), immersi nell’acqua e poi prevedeva l’aggiunta di panna (!!), parmigiano (!), pepe e di un tuorlo crudo (!!). Una galleria degli orrori che dette il via alla riscossa della Carbonara. Forse, però, adesso anche meno.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica