Dal 65,3 per cento degli anni Settanta al 29,3 dei primi anni Venti di questo secolo. È forse questo il dato che meglio fotografa una trasformazione in corso nel mondo del vino: nei Paesi del cosiddetto Nuovo Mondo le innovazioni tecnologiche sono sempre meno simili tra loro. Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e gli altri grandi produttori extraeuropei sembrano insomma scegliere la strada della differenziazione, mentre in Europa avviene il contrario e le tecnologie tendono progressivamente a convergere.
A mettere in luce questa sorta di divaricazione tecnologica, come riferisce WineNews, è lo studio scientifico “Misurare la similarità tecnologica nell’industria del vino”, pubblicato nel 2026 sul “Journal of Wine Economics” e firmato da Francesca Chiaradia, ricercatrice del Dipartimento di Economia dell’Università di St Andrews, in Scozia. Un lavoro che prende in esame oltre mezzo secolo di innovazione applicata al vino attraverso 9.439 brevetti depositati fra il 1970 e il 2023 in 53 Paesi.
Ne emerge una geografia dell’innovazione tutt’altro che uniforme. L’Europa si muove sempre più verso tecnologie condivise, in particolare per macchinari di cantina, strumenti di monitoraggio e controllo della qualità. Una convergenza che lo studio mette in relazione anche con l’integrazione del mercato continentale e con la progressiva armonizzazione delle norme che regolano il settore vitivinicolo.
Fuori dall’Europa la direzione cambia. WineNews sottolinea come nei Paesi del Nuovo Mondo la somiglianza fra i brevetti sia crollata dal 65,3 per cento degli anni Settanta al 29,3 dei primi anni del decennio 2020. A crescere è dunque la varietà delle soluzioni, soprattutto nell’ingegneria, nelle tecnologie digitali e nei sistemi più avanzati destinati alla produzione e al controllo del vino.
Ma la mappa non si esaurisce nella contrapposizione fra Vecchio e Nuovo Mondo. L’Asia, per esempio, mostra una particolare specializzazione nella stabilizzazione del vino, nel trattamento chimico, nella gestione degli aromi e nella chimica alimentare ed enologica. In Oceania e Africa cresce invece il peso dei brevetti relativi a bottiglie, tappi, scatole di stoccaggio e tecnologie per il confezionamento e la movimentazione.
Per arrivare a queste conclusioni Chiaradia non ha semplicemente contato o classificato i brevetti. La ricerca utilizza strumenti di intelligenza artificiale e tecniche di Natural Language Processing per confrontare il linguaggio delle descrizioni delle invenzioni e stabilire quanto siano tecnologicamente vicine fra loro. Gli abstract vengono trasformati nelle cosiddette “sentence embeddings”, rappresentazioni numeriche dei testi, e confrontati attraverso la “cosine similarity”, un indice che va da 0, assenza di somiglianza, a 1, massima affinità.
Come spiega WineNews illustrando lo studio, sono stati messi alla prova cinque differenti modelli di intelligenza artificiale: Gte di Alibaba, S-Bert, Universal Sentence Encoder di Google, Paecter, specificamente addestrato sul linguaggio dei brevetti, e il più datato Doc2Vec. Strumenti diversi utilizzati per verificare quanto e dove, nell’arco di oltre cinquant’anni, l’innovazione enologica abbia seguito percorsi comuni.
Le maggiori convergenze riguardano il controllo della qualità, gli strumenti di misurazione, il monitoraggio dei processi produttivi, ma anche etichettatura, marketing e pubblicità. Nel lungo elenco delle innovazioni che hanno segnato l’evoluzione del comparto compaiono la micro-ossigenazione, la profilazione del Dna per l’autenticazione e il controllo dei prodotti, gli imballaggi intelligenti, i sistemi di precisione e monitoraggio e la standardizzazione di pompe, motori e altri macchinari utilizzati in cantina.
Il quadro che ne esce, dunque, non è quello di un settore che procede compatto verso un unico modello tecnologico. Al contrario, dopo mezzo secolo di innovazioni, il vino sembra imboccare strade differenti a seconda dei territori. E, conclude lo studio ripreso da WineNews, a determinarle non sono soltanto la disponibilità e l’evoluzione delle tecnologie, ma anche il contesto economico, normativo e culturale nel quale vengono sviluppate.
Una differenza destinata a pesare anche sulla competizione internazionale: accanto alla qualità del vino e al valore del terroir, la capacità di sviluppare, adattare o condividere tecnologie potrebbe diventare uno degli elementi con cui si misureranno gli equilibri futuri del settore.
