Il retroscena/Un occhio ai sondaggi, poi l’attacco

L’affondo il Cavaliere ce l’aveva in testa da almeno una settimana, da quando i sondaggi della Ghisleri - ce n’è una versione riservata al punto da rasentare il segreto militare - gli hanno confermato un brusco calo dei consensi dovuto soprattutto al tira e molla sulla manovra correttiva

Roma L’affondo il Cavaliere ce l’aveva in testa da almeno una settimana, da quando i sondaggi della Ghisleri - ce n’è una versione riservata al punto da rasentare il segreto militare - gli hanno confermato un brusco calo dei consensi dovuto soprattutto al tira e molla sulla manovra correttiva. Con l’indice di fiducia nei confronti del presidente del Consiglio sceso dal 63% al 59. Quattro punti che al Cavaliere proprio non sono andati giù. Nonostante non siano una vera e propria tragedia, soprattutto considerando che il governo è in sella da due anni e che la crisi economica è quella che è. Tanto che in Europa quasi tutti i primi ministri se la debbono vedere con cali di consenso decisamente più netti: la popolarità della Merkel, per dirne una, è scesa al 48% mentre quella di Zapatero è arrivata anche a toccare il 30.
E forse è anche per evitare un’ulteriore flessione che Berlusconi si è convinto che fosse arrivato il momento di affondare colpi. Cosa che ha fatto sia martedì all’assemblea di Federalberghi sia ieri a quella di Confartigianato. Dove il Cavaliere ha riaperto i fronti che considera più caldi, magistratura in primis. A cui è grato solo per la decisione di manifestare contro la manovra, una scelta che secondo il premier è un vero e proprio autogol. Che una categoria così ricca e così poco amata dagli italiani protesti per dei piccoli tagli in un momento di crisi come questo - è il senso dei suoi ragionamenti privati - è una cosa incomprensibile per la gente normale, è come se a manifestare fossero i politici.
E nella stessa direzione va la scelta degli ultimi giorni di citare a ripetizione i sondaggi, perché da grande comunicatore qual è Berlusconi sa bene che a forza di ripeterlo il concetto alla fine passa. Tanto che qualche giorno fa era proprio la Ghisleri a dire che «dopo un fisiologico calo dovuto al momento di incertezza» post misure anticrisi «il consenso del premier sta crescendo» di nuovo. «È oltre il 60% - ha ripetuto ieri Berlusconi davanti all’assemblea di Confartigianato - e quello del governo è al 50%. È un miracolo che ci sia un tale apprezzamento in un momento di crisi così, nonostante non trovi riscontro nei giornali e nelle tv».
Un’iniezione necessaria quella del Cavaliere, anche in vista del passaggio della manovra in Parlamento su cui Fini sta cercando di imporre paletti. Insomma, si rischia di andare incontro a un altro braccio di ferro con Tremonti con a cascata i giornali che raccontano di questo o quello scontro. Poi, nonostante il suo proverbiale ottimismo e le ripetute rassicurazioni avute dal ministro dell’Economia, Berlusconi non se la sente di escludere del tutto che fra qualche mese Tremonti possa presentargli l’eventualità di un altro provvedimento correttivo.
D’altra parte - ha confidato più volte ai suoi - fino a due mesi fa Giulio escludeva categoricamente che ci fosse necessità di misure anti crisi. E chi sa se il riferimento non sia proprio a via XX Settembre quando il premier ripete come un mantra che non ha poteri. Lo aveva fatto da Bruxelles due settimane fa e ci è ritornato ieri quando ha detto che «governare e fare leggi visto da dentro è un inferno».

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