Riparte Radio Londra Ferrara: "Troppi avvoltoi spolpano la stampa"

Stasera su Raiuno riparte il programma condotto dal direttore del Foglio che avvisa: "Non seguiamo la linea di Economist, Corriere e tutti gli altri"

Riparte Radio Londra 
Ferrara: "Troppi avvoltoi  
spolpano la stampa"

Prima taglia corto («Odio i convenevoli»). Poi allunga lo sguardo sull’orizzonte tv e neanche in questo caso usa tanti giri di parole. Stasera Giuliano Ferrara riaccende Qui Radio Londra, suppergiù cinque minuti di monologo subito dopo il Tg1 delle 20: «È forse la più vecchia trasmissione politica ancora in attività, visto che è nata 23 anni fa su Canale 5».

La riassuma.

«Un torrentello di parole. È la mia scommessa: mettere in gioco me stesso sperando di dare un contributo a tutti».

Quando debuttò in Rai a marzo, Travaglio la definì in sostanza fazioso e noioso.

«Ovvio che dicesse così. Io rispetto tutte le critiche. Ma credo anche che deludere giornalisti di quella specie sia implicito in tutto ciò che ho fatto finora».

Travaglio che rinfaccia la faziosità sembra quasi il merlo che si lamenta di quanto sia nero il corvo.

«Più che merli o corvi, quella specie giornalistica mi sembra assomigli più agli avvoltoi».

Stasera la prima puntata.

«Argomento a sorpresa».

Sulle intercettazioni?

«Non credo».

Ma è l’argomento del giorno.

«Quei brogliacci con le intercettazioni sono senz’altro un caso giuridico. Ma è molto importante notare che da anni c’è un intollerabile porno racconto della vita politica italiana. I duelli, i veri duelli politici, non si sono mai fatti guardando dal buco della serratura».

Dalla serratura no. Ma attraverso la telecamera sì. Un esperto del ramo, Bruno Vespa, su Tv Sorrisi Canzoni l’ha appena definita «Un campione assoluto. L’uomo più colto».

«È stato molto cortese».

Diranno: siete tutti e due su Raiuno.

«In realtà credo di avere molte persone che mi seguono e apprezzano ciò che faccio, sostenitori insomma, persone che guardano con interesse a un’Italia diversa. E tanti sono giovani».

Sarebbe preoccupante il contrario.

«In fondo io sono un vecchio uomo di sinistra che, prima con Craxi e poi con Berlusconi, è rimasto nemico di chi vuol fare dell’Italia un paese che in realtà non è. Questa è la mia idea, e il mio percorso credo lo confermi».

Ossia?

«Pensare con la propria testa secondo linee che sono molto distanti da quelle di Ezio Mauro, Eugenio Scalfari, Barbara Spinelli...».

A proposito, molti si sono stupiti dell’apologia di Scalfari che Spinelli ha srotolato dopo il dibattito in tv da Mentana. C’era anche lei, Ferrara.

«Quella sera Scalfari ha detto che con Berlusconi gli italiani sono ridotti in mutande. Però anche la Spinelli non si è mostrata molto diversamente scrivendo un articolo così sul fondatore del giornale per il quale lavora».

Oggi riparte Qui Radio Londra. Chissà domani lo share.

«Nella serie appena conclusa, lo share è stato il 18.50 per cento medio».

C’è chi non ci vedeva nulla da festeggiare.

«Di certo non è un momento felice per la tv generalista. Però è anche vero che una sorta di fisiologico calo di ascolti ce l’avevo anche tanti anni fa, quando iniziavo dopo Tra moglie e marito di Marco Columbro su Canale 5. Una sella di ascolti. Una sella piccolissima».

Stavolta prima di lei c’è il Tg1, non Columbro.

«Ma c’è anche un pacco di pubblicità. Ai tempi del Fatto di Biagi, ad esempio, non c’era. In ogni caso la mia curva di ascolti è in salita, regge bene e io sono soddisfatto. È un ottimo risultato che ci sia una media di 4 milioni e ottocentomila telespettatori a seguire una trasmissione fondata su argomenti diversi da quelli di Economist, Corriere, Repubblica, Stampa eccetera eccetera».

Per Aldo Grasso ormai nei talk show «si respira un clima depressivo».

«Anche se penso che abbiano una componente antiveritativa, ossia di annullamento della verità, siamo comunque dipendenti da questa formula. L’ho detto nel 2008 e lo sottoscrivo ancora».

Nel 2002 lei era contro il «conduttore unico».

«E lo confermo. Io non sono un conduttore unico, sono aperto a ipotesi a me contrarie».

Santoro pare invece molto unico.

«Intanto bisogna dire che non è stato cacciato dalla Rai. Ma se ne è andato. Ora gli faccio molti auguri. Il suo stile mi dava l’idea di farlocco, adesso vedremo quale sarà esattamente il progetto. Certo, se uno impiega nove puntate a dire che Ciancimino è un eroe dell’antimafia, dopo non dovrebbe far altro che scusarsi».

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