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Come salvare il Nautico e Genova

Genova non può perdere il Salone Nautico. E gli operatori nautici, compatti, non intendono perdere Genova. Sorvoliamo sui perché, i percome e i però per entrare subito in argomento. I soci di Ucina-Confindustria Nautica - a conclusione dell'assemblea generale, e soprattutto dopo la dettagliata relazione del presidente, Anton Francesco Albertoni, mandano a dire alle Istituzioni liguri che è tempo di una svolta radicale, in linea «con le esigenze manifestate dagli operatori e con le mutate condizioni di mercato imposte dalla crisi».
In buona sostanza significa: manifestazione più breve - si ipotizza il periodo dal 2 al 6 ottobre prossimo - e spazi espositivi completamente rinnovati. Una strategia sorretta dal nuovo progetto elaborato da un'équipe di esperti: dallo Studio Caliari e Associati, al Cermes Bocconi, dall'Osservatorio Nautico Nazionale all'Università di Genova.
Più che un «ricatto», come l'ha definito qualche giullare di corte, è una sfida. Il cui guanto Genova deve raccogliere subito. In particolare, i soci Ucina hanno accolto con entusiamo il nuovo layout espositivo ripensato da Pier Federico Caliari, docente in Progettazione Grandi Mostre e Musealizzazione al Politecnico di Milano.
Il progetto prevede la valorizzazione degli spazi sul lato mare mediante il potenziamento della dotazione di superfici espositive e pre-allestite per un totale di oltre 15mila metri quadrati; lo spostamento verso ponente del flusso principale di visita con un nuovo percorso fronte mare attraverso un ampio utilizzo di pontili galleggianti; la collocazione dei motoryacht nell'area della Nuova Marina, dove saranno disponibili soluzioni di allestimento anche a due livelli: su banchina e su pontile galleggiante. Oltre a salvare il Nautico - e la ricaduta economica su Genova e dintorni - questa soluzione consente di ridurre in modo drastico i costi di partecipazione degli espositori, sia diretti sia indiretti, e di riqualificare e ridimensionare gli spazi rendendoli più consoni a un Salone di rilievo internazionale che rappresenti tutta la filiera della nautica da diporto.
«A questo punto - dice Albertoni - dalle Istituzioni attendiamo un concreto piano di sviluppo e riqualificazione del quartiere, funzionale alla nostra proposta progettuale. Per operare in un sistema globalizzato e competere a livello internazionale, la squadra dovrà essere unita, compatta, in totale comunione di intenti. E risorse adeguate. Del resto - conclude il presidente - secondo gli studi del Cermes Bocconi, a livello europeo gli spazi fieristici andranno progressivamente a ridursi. Fatto salvo il Padiglione Blu, riteniamo che le restanti strutture del quartiere fieristico genovese dovrebbero trovare una nuova destinazione. Le opere accessorie indispensabili riguardano l'ex Ansaldo-Nira (Nucleare Italiana Reattori Avanzati) ristrutturato in parte ad albergo, un nuovo varco di ponente e una rampa di accesso che dalla sopraelevata conduca direttamente in Fiera. Ugualmente importante è la ristrutturazione della banchina centrale per consentire ai due attuali Marina di configurarsi come un unico porto turistico».
Poi l'affondo sul futuro della Nuova Darsena: «Se Genova vuole davvero salvare il Nautico, bisognerà trovare una soluzione definitiva, a lungo termine, per la gestione della Nuova Darsena che non potrà prescindere dal Salone come principale punto di riferimento».
Per il 2013, inoltre, l'assemblea ha deliberato un rafforzamento degli investimenti a sostegno delle attività istituzionali e dei progetti strategici dell'Associazione.
Infine, avvicendamenti e nomine. Entrano nella giunta esecutiva Massimo Perotti (Cantieri Sanlorenzo) e Andrea Razeto (F.lli Razeto & Casareto) al posto di Giovanna Vitelli (Azimut-Benetti) e Francesca Radice (Sessa Marine), che continueranno ad esercitare il proprio ruolo nel consiglio direttivo, mentre Andrea Pirro (Sno Yachts) assume l'incarico di delegato regionale per la Sardegna. Due i nuovi consiglieri nel direttivo: Barbara Amerio (Permare) per il gruppo Produzione Unità Rigide a Motore, e Maurizio Selva (Selva Marine) per il gruppo Produzione di Motori Marini.
Poi brindisi di fine anno con riflessione: «Tante sono le sfide che ci aspettano. La grande compattezza espressa oggi dai soci Ucina ci rafforza nel ruolo di rappresentanza dell'Associazione per il supporto alla nostra industria e negli interessi delle aziende del comparto», la conclusione di Albertoni.


La relazione del presidente ha ripercorso le tappe di un 2012 a dir poco difficile: dall'attività di Ucina (politico-istituzionale, sviluppo associativo, rappresentanza internazionale e sostegno all'export) alle delusioni, fino ai risultati importanti ottenuti. Di un certo rilievo, infatti, l'ultimo in ordine di tempo: la revisione del redditometro. Aver fatto breccia nel «cuore di pietra» di Attilio Befera, non è cosa di poco conto.

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