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Magistratura

Nuove ombre sul caso Report: un colloquio Ranucci-Lavitola sul factotum amico del clan

Il braccio destro del faccendiere non sarebbe un nome nuovo a Sigfrido. Il giornalista contattato dal “Giornale” non risponde. Dal Camerun invece Gomes non conferma e neppure smentisce

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Tavares era un conoscente solo di Lavitola o anche di Ranucci? Clesio, il factotum indagato per aver assoldato i quattro esecutori materiali dell’attentato a Mr Report nell’ottobre dello scorso anno, era considerato il vero pupillo del faccendiere, oggi indagato come unico mandante dell’azione dinamitarda. Sarebbe avvenuto tutto «in famiglia». La nuova pista che Il Giornale è in grado di ricostruire grazie a una fonte vicina ai protagonisti, però, è una sorta di filone interno all’amicizia tra Ranucci e Lavitola. Un filone su cui nella Procura di Francesco Lo Voi regna il silenzio, ma che porterebbe a una conversazione (almeno) tra il conduttore di Report e il presunto mandante in cui spunterebbe proprio il nome di Tavares. Il tutto prima di ottobre, quindi prima dell’attentato.

Il che, peraltro, non è difficile da credere se consideriamo che Ranucci vedeva circa due volte a settimana il faccendiere e che Tavares era il braccio destro di quest’ultimo. Possibile che i due non si siano mai incrociati, anche al di fuori dell’oramai noto ristorante romano Cefalù? Del resto, Tavares è partito per il Camerun, con l’aiuto del suo «boss» proprio dopo l’episodio di ottobre: tra i due un legame fortissimo e consolidato che dura, almeno, dal 2017, anno dell’assunzione del factotum nella società che gestiva il ristorante. Se, quindi, tra gli argomenti di conversazione (vocali, messaggi whatsapp oggi al vaglio degli investigatori che forniranno ogni risposta) tra i due amici ci fosse anche Tavares, si tratterebbe di discorsi che metterebbero un’ulteriore luce obliqua su una vicenda da cui Ranucci (non dimentichiamolo) non ha ancora preso le distanze. E, in aggiunta, c’è un episodio su cui gli inquirenti stanno focalizzando gli approfondimenti: dagli atti dell’inchiesta emerge il sopralluogo effettuato da Clesio Tavares e i componenti della banda, che materialmente ha piazzato la bomba, sette giorni prima dell’attentato fuori casa di Ranucci. Spostamenti tra Roma e Pomezia che potrebbero fornire ulteriori elementi all’indagine.

Se da un lato il protagonista non conferma né smentisce (raggiunto in Africa da Il Giornale), dall’altro Lavitola sembrerebbe pronto alla mossa che spariglia le carte. Lavitola dà un annuncio che ha il sapore del colpo di scena: «Sono ai ferri corti con i miei legali (lo studio Cola), ho intenzione di rinunciare ai miei avvocati e sto valutando l’ipotesi di ricorrere alla difesa d’ufficio». Incomprensioni, strategia, depistaggio o qualcosa di più grosso? Dietro la scelta, non ancora formalizzata ma anticipata a Il Giornale, potrebbe nascondersi un clamoroso risvolto: l’intenzione dell’ex direttore de L’Avanti di mettersi totalmente a disposizione dei magistrati e raccontare tutto. Una mossa che aprirebbe uno scenario nuovo nell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma sull’attentato di Pomezia.

Ma è opportuno sottolineare un dettaglio: cosa vuol dire affidarsi alla difesa d’ufficio? Potrebbe essere una protesta per le modalità con cui si stanno conducendo le indagini. Ma non sembra essere questo il caso, visto che Lavitola ci tiene a ribadire di voler dare solo notizie che siano state fornite alla procura.Ecco allora, che si fa largo, l’altro scenario: la collaborazione. Quando un boss o un affiliato decide di collaborare il primo atto è la rinuncia all’avvocato.

L’annuncio di Lavitola potrebbe essere l’ennesimo messaggio in codice? Un tentativo di inquinare i pozzi? Mentre gli inquirenti provano a chiudere il cerchio sul movente, il conduttore, contattato da Il Giornale per avere un chiarimento sulla natura del suo rapporto con Tavares, non ha però fornito alcuna risposta.

Speriamo che siano, quindi, i giudici a far luce su questa intricata dinamica.

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