Schiavone a un passo dal mito: «La mia vita in una partita»

Chissà cosa pensavano e sognavano, Francesca Schiavone e Samantha Stosur, quando hanno posato accanto alla coppa destinata alla vincitrice del Roland Garros e intitolata alla più grande giocatrice francese di tutti i tempi, Suzanne Lenglen. Il rito della vigilia a uso e consumo dei fotografi. Ma anche un momento importante, di quelli che portano a guardarti dentro e a ripercorrere la carriera nel giro di pochi secondi. «La mia vita in una partita», ha raccontato la nostra giocatrice che alle 15 di oggi pomeriggio (diretta su Eurosport) fermerà tanta Italia davanti ai teleschermi. Pare di essere tornati ai tempi di Pietrangeli e Panatta, ma anche di Sirola e Gardini, che negli anni 60 e 70 infiammavano un Paese meno calciofilo di quello odierno. In alcuni bar di Milano si parlava ieri di questa finale con una competenza incredibile. A dimostrazione che lo sport non si ferma al pallone se offre personaggi belli e vincenti.
«Il gioco della Stosur – ha aggiunto Francesca – mi dà molto fastidio, lo confesso. E infatti ci ho perso 4 volte su 5. Ma io voglio lasciare sul campo tutto quello che ho costruito nella mia carriera. Sarò nervosa, dormirò poco, ma non importa. In campo dovrò essere aggressiva, aggressiva e ancora aggressiva, su ogni palla e in ogni istante, specie nei turni di battuta. Per fortuna avrò modo di lanciare qualche occhiata dal campo al mio coach (Corrado Barazzutti, il ct di Davis e Federation Cup, ndr) al quale devo tantissimo». Dall’Italia ha ricevuto così tante telefonate e messaggini che ha preferito spegnere il telefonino. «Altrimenti avrei corso il rischio di lussarmi qualche dito per rispondere», la sua battuta.
È tutta da ricordare la storia della sua avversaria, l’australiana Stosur, 26 anni compiuti a marzo, che della finale ha detto: «Voglio goderla il più a lungo possibile». C’è un motivo dietro queste parole. Nel 2007 faceva fatica persino a camminare: tutta colpa di una malattia poco conosciuta (morbo di Lyme) che le provocava problemi al cuore e all’epidermide, rigidità della nuca, vertigini, febbri a sorpresa. A distanza di qualche mese ha vinto la sua personalissima battaglia, è tornata in salute e ha cominciato a far piangere le avversarie. Da quel momento ha vinto una miriade di tornei (22 in doppio, 2 in singolo) e guadagnato 5 milioni di euro in premi, ma ciò che più conta «gioca come un uomo», parola della serba Jankovic spianata in semifinale. Prima di lei ha fatto fuori Justine Henin e Serena Williams. Micidiale il servizio a oltre 200 km/h con un kick pesantissimo, formidabile il dritto, costante la ricerca dell’anticipo. Per batterla al Roland Garros ed entrare nel mito dello sport, la Schiavone è attesa a un’altra partita perfetta. Dai Francesca, puoi farcela, la coppa non fa rima con utopia.
Domani la finale maschile tra Nadal e Soderling. Ieri le semifinali: Soderling (Sve)-Berdych (Cec) 6-3, 3-6, 5-7, 6-3, 6-3; Nadal (Spa)-Melzer (Aut) 6-2, 6-3, 7-6 (8-6). Alle sorelle Williams la finale del doppio donne: battuta 6-2, 6-3 la coppia Peschke/Srebotnik.
In tv: la finale donne alle 15 su Eurosport

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