È appena partita la produzione di un film sull’universo che durerà dieci anni, non chiedetevi però chi ci sia nel cast, né chi sarà il regista (potrebbe essere solo Christopher Nolan, forse) perché il cinema non c’entra niente. Tra l’altro già i film da qualche anno in poi durano un’infinità, non mi sarei stupito, e sarebbe stato meglio, almeno invece di uscire dopo tre ore con il mal di schiena e spesso annoiato uno si trasferisce proprio al cinema. Comunque sia il progetto è molto figo e l’arte non c’entra niente sebbene mi faccia pensare a un film del 1967 dell’artista canadese Michael Snow, quarantacinque minuti di lentissimo zoom in una stanza dove entravano persone, cambiavano oggetti, la stessa stanza si modificava, e a me trasmetteva l’idea di come ciò che ci sembra immobile o anche nostro si modificherà, la vostra casa diventerà casa di altri sconosciuti e così via.
L’annuncio è arrivato ieri dal Vera C. Rubin Observatory, costruito sulle Ande cilene: è cominciato ufficialmente il Legacy Survey of Space and Time, una campagna di osservazione dell’universo destinata a durare dieci anni e presentata dagli stessi ricercatori proprio come “il più grande film cosmico mai realizzato”. Il telescopio tornerà a fotografare continuamente le stesse porzioni del cielo australe, costruendo non una semplice immagine dell’universo, ma una gigantesca sequenza temporale capace di mostrare tutto ciò che nel cosmo si muove, appare, scompare o cambia luminosità. Dopo vi dico qualche riflessione interessante, prima i dati tecnici (non troppi, tranquilli).
Anzitutto il nome dell’osservatorio: Vera Rubin fu l’astronoma americana le cui osservazioni delle velocità di rotazione delle galassie fornirono alcune delle prove più convincenti dell’esistenza della materia oscura. Il telescopio che porta il suo nome cercherà di capire meglio proprio quella parte invisibile dell’universo. La camera è grande quasi come una piccola automobile, pesa circa tre tonnellate, possiede 189 sensori CCD, lavora con sei filtri, dall’ultravioletto al vicino infrarosso, e mantiene i sensori a meno cento gradi Celsius per ridurre le interferenze. Insomma questa se la sogna anche Nolan (che si fa realizzare cineprese assurde). E il bello è che non è questo il bello.
Per dieci anni il sistema confronterà automaticamente ogni immagine scattata con le precedenti, sottraendo ciò che è rimasto uguale e facendo emergere solo le differenze. Entro circa due minuti dalla fotografia, potrà mandare un avviso agli astronomi. Un attimo, penserete, quanti avvisi riceveranno gli astronomi? Fino a sette milioni di allarmi per notte, qui però entra in ballo l’AI (altrimenti dove li avremmo trovati sette milioni di astronomi svegli ogni notte) che elaborerà tutto in tempo reale e deciderà cosa è significativo e cosa no. Ci saranno asteroidi e comete che si spostano, stelle variabili che aumentano e diminuiscono di luminosità, stelle che esplodono come supernove, buchi neri attivi che producono improvvisi lampi, oggetti interstellari vari, miliardi di oggetti registrati e migliaia di miliardi di misurazioni.
Il cielo notturno, o meglio l’universo (che, non dimentichiamolo, fino a un secolo fa credevamo che fosse solo la Via Lattea, con già dentro tra i cento e trecento miliardi di stelle, per poi scoprire che è solo una delle centinaia di miliardi di galassie) è sempre stato per gli umani l’immagine dell’immobilità. Con Rubin lo si vedrà cambiare notte dopo notte. Tuttavia pensate questo: il “film” sarà in tempo reale, eppure tutto ciò che riprende è il passato. Una supernova distante cinque miliardi di anni luce, per esempio, apparirà improvvisamente sullo schermo, ma sarà esplosa quando non c’era neppure la Terra.
Il primo film composto interamente da immagini del passato, di un passato che la mente umana non riesce neppure a immaginare, tant’è che quando immaginava l’universo, prima della scienza moderna, si metteva sempre al centro dell’universo, quando la nostra specie è una delle tante specie della Terra in un universo enorme, mutevole, e senza scopo (ognuno poi si è continuato a inventare il proprio, per continuare a restare centrale).
Ultima considerazione: non ditelo a Nolan, non vorrei gli venissero in mente strane idee. Oppure meglio lo sappia: tenerlo fuori dalle sale per dieci anni forse non è una cattiva idea per molti. Per me sarebbe fantastico.