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Scienze e Tecnologia

Da dove arrivava il “Killer” dei dinosauri

Un nuovo studio restringe l’identità dell’asteroide che colpì la Terra 66 milioni di anni fa: apparteneva a una rarissima famiglia di meteoriti carbonacee provenienti dalle regioni esterne del Sistema solare

Freddo e buio sono la causa dell'estinzione dei dinosauri

Di solito quando racconto a chi non ne sa niente dell’asteroide che sterminò i dinosauri, oltre a restare sorpreso del fatto che questi giganti preistorici resi così vivi da Spielberg siano vissuti sul nostro pianeta ben 165 milioni di anni contro i nostri 300mila scarsi, e che tra l’ultimo dinosauro e i primi antenati umani passino quasi 60 milioni di anni (Al Bano crede che i dinosauri li abbiamo uccisi noi, vabbè), tutti dicono una cosa: “Ma erano tutti lì dove è caduto l’asteroide?”. No, ovviamente.

Sessantasei milioni di anni fa un corpo celeste largo circa dieci o quindici chilometri colpì la penisola dello Yucatán, in Messico, formando il cratere di Chicxulub, largo all’incirca duecento chilometri. Gli animali più vicini morirono immediatamente per l’esplosione, il calore, le onde d’urto e gli tsunami, ma a sterminare i dinosauri nel resto del pianeta furono soprattutto le conseguenze globali dell’impatto: enormi quantità di rocce polverizzate, fuliggine e gas furono scagliate nell’atmosfera e si distribuirono intorno alla Terra, schermando la luce solare e provocando un vero inverno da impatto. Le temperature crollarono, la fotosintesi si ridusse drasticamente, morirono piante e plancton e collassarono progressivamente le catene alimentari: prima gli erbivori e poi i grandi predatori. Insomma, fu il pianeta a diventare invivibile (e darwinianamente sopravvissero i più “adatti”, non i più forti).

In ogni caso ci sono novità: uno studio guidato da Georgy V. Makhatadze, ricercatore dell’Institut de physique du globe de Paris e dell’Université Paris Cité, sotto la supervisione di Frédéric Moynier, e pubblicato sulla rivista Science Advances, ha identificato con una precisione mai raggiunta prima il tipo di asteroide che provocò quella catastrofe.

Non era una comune roccia spaziale, si trattava con ogni probabilità una rarissima condrite carbonacea del gruppo CO, il cui nome deriva dalla meteorite di Ornans: materiale primitivo formatosi agli inizi del Sistema solare e molto diverso dalla

maggior parte dei meteoriti recuperati sulla Terra. L’asteroide misurava tra i dieci e i quindici chilometri di diametro e scavò appunto il gigantesco cratere di Chicxulub.

Di quel gigantesco asteroide è rimasto pochissimo (si vaporizzò quasi interamente nell’impatto) però nei sottilissimi strati di argilla depositati in tutto il pianeta sono sopravvissute tracce microscopiche del suo materiale. I ricercatori hanno misurato con estrema precisione gli isotopi del nichel presenti in quei sedimenti e li hanno confrontati con quelli di numerose famiglie di meteoriti. Gli isotopi funzionano come una sorta di impronta chimica: il risultato più compatibile è quello delle condriti carbonacee CO.

Qual è la novità, direte voi? Non piccola, dal punto di vista scientifico, perché se gli studi precedenti avevano indicato che l’oggetto di Chicxulub fosse un asteroide carbonaceo proveniente dalle regioni esterne del Sistema solare, adesso si è riusciti a restringerne l’identità a una famiglia molto più precisa e rarissima: le condriti carbonacee rappresentano appena il cinque per cento circa dei meteoriti raccolti sulla Terra e quelle di tipo CO costituiscono soltanto una piccola frazione di quel cinque per cento. Come ha osservato Philippe Claeys, i dinosauri ebbero la sfortuna di essere colpiti da un proiettile cosmico particolarmente raro.

Insomma, l’assassino dei dinosauri non veniva da un altro sistema stellare, era nato nel nostro stesso Sistema solare, probabilmente nelle regioni più lontane, oltre l’orbita di Giove, e solo in seguito era stato deviato verso la Terra, e adesso sappiamo a quale famiglia apparteneva il killer. E pensare che siamo ancora in alto mare sul killer di Chiara Poggi, in carcere c’è finito Alberto Stasi, il primo sospettato per il solo fatto di essere il fidanzato della vittima, in compenso abbiamo l’identikit preciso dell’asteroide killer di sessantasette milioni di anni fa.

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