“Spazio, ultima frontiera…”, così diceva la voce profonda della sigla di Star Trek, e questa è anche una visione molto comune, per esempio cercare segni di vita sugli esopianeti, e ancora cercarli su Marte, in particolare batteri fossilizzati o vivi (e prima o poi, a forza di mandarci rover, rischiamo di trovarceli perché ce li abbiamo portati noi).
Gli alieni nei film? Li immaginiamo sempre uguali (a forza di immaginarli uguali c’è caduto anche Steven Spielberg, con il suo ultimo film, bruttissimo e non da Spielberg, vabbè, capita anche ai migliori).
E pure gli alieni veri ce li abbiamo sotto i piedi (no, non nel senso de La guerra dei mondi, ancora di Spielberg e con Tom Cruise, con i tripodi giganti addormentati da milioni di anni che a un certo punto vengono su per… va da sé, annientarci), in gran parte negli oceani, e neppure pochi, e neppure poco strani. Pensate: in appena due settimane ne sono state scoperte ben trentuno.
In appena due settimane di esplorazione nelle acque internazionali al largo del Brasile, un gruppo internazionale di ricercatori ha individuato 31 specie marine finora sconosciute alla scienza. I risultati sono stati annunciati a giugno dallo Schmidt Ocean Institute, che ha organizzato la spedizione a bordo della nave di ricerca Falkor (too). Sono organismi della zona mesopelagica, la fascia di oceano sospesa tra le acque illuminate dalla superficie e gli abissi, un ambiente sterminato, attraversato da creature trasparenti, gelatinose o quasi invisibili, che spesso vengono danneggiate appena si tenta di raccoglierle, e quindi difficili da identificare. Stavolta no, hanno subito identificato 9 meduse, 7 sifonofori, 7 ctenofori, 4 larvacei, 2 rizari giganti, 1 anfipode e 1 verme del genere Tomopteris.
C’è una nuova specie del genere Tomopteris (chiamato in inglese gossamer worm), qualcosa come verme di garza o verme impalpabile, trasparente, sottile e quasi privo di consistenza apparente, che nuota in mare aperto attraverso una serie di appendici laterali. Non striscia sul fondale come il verme che immaginiamo normalmente: si muove nell’acqua come una creatura volante. Alcune specie di Tomopteris già conosciute sono capaci di bioluminescenza gialla, un colore rarissimo tra gli organismi marini, che normalmente producono soprattutto luce blu o verde (qui non sappiamo se la nuova specie ne sia capace, magari ne abbiamo trovata una che non si accende?).
I sifonofori invece a prima vista sembrano meduse allungate, tipo nastri luminosi o strutture vegetali sospese nell’acqua, e la cosa interessante è che non sono propriamente un singolo individuo: sono colonie formate da molti organismi geneticamente identici, chiamati zooidi, talmente specializzati da non poter più vivere separatamente. Alcuni catturano il cibo, altri digeriscono, altri permettono il movimento, altri si occupano della riproduzione, e insieme funzionano come se fossero un unico animale. Come i formicai, chiamati superorganismi, però anche di più: le formiche restano individui separati, mentre gli zooidi del sifonoforo sono parti viventi di uno stesso insieme e non possono sopravvivere autonomamente. Ancora più alieni. Tipo l’alieno Edge of Tomorrow, che non è di Spielberg però c’è Tom Cruise.
E che dire degli animali di vetro? Non di vetro reale né di Murano, sembrano usciti dalla mente di Lewis Carroll (Alice nell’oceano delle meraviglie), e tra le immagini più forti c’è quella di un giovane calamaro di vetro, raccolto dal robot sottomarino SuBastian a 779 metri di profondità. La trasparenza è un adattamento perfetto per vivere in un ambiente dove non esistono rifugi: in mare aperto non ci sono rocce, alberi, tane o fondali dietro cui nascondersi, e la migliore mimetizzazione è l’invisibilità. Alcuni di questi animali mantengono visibili soltanto gli occhi o gli organi interni indispensabili, tutto il resto del corpo lascia passare la luce, sembrano fantasmi biologici, o modelli anatomici di un qualche laboratorio ancora in fase di costruzione. Oppure, appunto, alieni. Perché per noi di fatto lo sono, non perché vengano da un altro pianeta, ma perché provengono da un ambiente terrestre al quale siamo biologicamente estranei.
Certo, un film con un alieno intitolato Il calamaro di vetro sarebbe un b-movie, però
lui esiste davvero, insomma le creature assurde (per noi) non c’è bisogno di inventarsele, basta cercarle. Molto più interessanti di un batterio mummificato su Marte, ammesso che ci sia mai stato e che si riesca a trovarlo.