da Genova
La prima messa della giornata è poco dopo lalba, nella cappella della Curia: anche ora che è a capo dellarcidiocesi di Genova e presidente dei vescovi italiani, monsignor Angelo Bagnasco non cambia le abitudini consolidate nel tempo, in particolare quandera Ordinario militare dItalia e «la sveglia del trombettiere suonava per tutti». Non ha cambiato abitudini neanche dopo che qualche mitomane o malintenzionato gli ha fatto arrivare messaggi minacciosi sui muri della cattedrale o via posta ordinaria, con un bossolo avvolto in una pagina de «il Giornale» e una foto con svastica, comè successo venerdì scorso. Solo che ora, alla mattina, accanto a lui, oltre alle tre suore che lo assistono nella funzione, cè anche uno degli agenti di scorta che gli hanno assegnato le autorità di polizia dal 2 aprile, il giorno delle prime scritte ingiuriose apparse in città dopo che il presidente della Cei si era espresso su Dico e difesa della famiglia.
Quando Bagnasco è «in sede», cè sempre un poliziotto che gli fa da angelo custode laico: una compagnia discreta, ma attentissima ai suoi movimenti. E soprattutto a quelli degli altri. Diverso il caso dellattività pastorale svolta fuori dal palazzo dellArcivescovado, che si trova in pieno centro cittadino, a due passi da quel dedalo di vicoli, i «carruggi», dove è fin troppo facile far perdere le tracce. Allora, quando Bagnasco esce, la scorta si raddoppia e diventa più pressante.
Intanto il questore Salvatore Presenti, daccordo col prefetto Giuseppe Romano, ha reso più frequenti i passaggi delle pattuglie nei pressi della Curia e della vicina cattedrale di San Lorenzo. È qui però, nel grande Duomo che può ospitare centinaia di fedeli, che la cautela ha imposto misure di sicurezza più accentuate: già domenica, quando si era diffusa la notizia dellarrivo della busta col bossolo calibro 9 e larcivescovo si era presentato regolarmente per ordinare tre nuovi diaconi, si potevano contare oltre ai due agenti «ordinari» almeno una decina di poliziotti o carabinieri in borghese, mischiati nella folla, a controllare chi entrava e usciva, o appostati lungo le navate, dietro i possenti pilastri cruciformi, e sotto le canne dellorgano.
Nel frattempo, una gazzella della questura stazionava allesterno, unaltra incrociava più lontano, ma sempre a portata di intervento. Sarà così, inevitabilmente, il copione previsto anche per i prossimi giorni, aggiornato di volta in volta dal Comitato per lordine e la sicurezza.
Scorta raddoppiata ma lalto prelato non muta programmi
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