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FdI: “Reato di associazione a delinquere per chi devasta e aggredisce le forze dell’ordine”

Proposta di legge di Fratelli d’Italia per contrastare le aggressioni contro le forze dell’ordine, come l’ultima Val di Susa

Una proposta di legge per introdurre il reato di associazione a delinquere per chi devasta e aggredisce le forze dell’ordine è stata presentata da Fratelli d’Italia durante una conferenza stampa alla Camera.

“Quello in Val di Susa è stato solo l’ultimo episodio, crediamo che si debba, oltre a dare autentica solidarietà alle forze dell’ordine, introdurre una nuova norma nel codice penale che preveda un reato associativo nella commissione di determinati reati, di modo che questi inaccettabili episodi non finiscano solo con un’accusa di lesioni”, ha detto il capogruppo al Senato di FdI, Lucio Malan. “Quando si partecipa a un assalto organizzato con un’uniforme da combattimento, attrezzature e organizzazione non ci possiamo fermare alle lesioni personali”, ha aggiunto Malan.

Il suo omologo alla Camera, Galeazzo Bignami, ha precisato: “Su iniziativa di Francesco Filini e con il contributo di Andrea Delmastro, abbiamo ritenuto di individuare questa specifica fattispecie, con la volontà di mettere a disposizione del Parlamento una proposta di legge”.

Il deputato Francesco Filini, responsabile del programma del partito, ha spiegato: “Chi commette sotto forma di organizzazione, cioè tre o più persone, una serie di reati deve rispondere anche di associazione a delinquere”. Secondo la deputata Augusta Montaruli, “il nuovo reato va ad incidere su 10 articoli del codice penale e rappresenta un nuovo strumento nelle mani dei magistrati”.

L’obiettivo del provvedimento “può essere ravvisato - si legge nel testo della pdl - nella più generale necessità di rafforzare la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza collettiva, introducendo uno strumento normativo coerente con i principi dell’ordinamento penale, capace di intercettare forme di organizzazione criminale che, pur non integrando gli estremi dell’associazione per delinquere, manifestano una significativa capacità offensiva e un concreto pericolo per la collettività”.

La proposta di legge prevede la reclusione da due a otto anni per chi partecipa a un gruppo di tre o più persone che, sebbene privo di una vera e propria gerarchia, “si costituisce o si coordina, anche mediante strumenti di comunicazione elettronica o in occasione di manifestazioni pubbliche” per commettere alcuni reati come violenza o minaccia a un pubblico ufficiale e resistenza a un pubblico ufficiale oppure devastazioni e saccheggi, lesioni personali e danneggiamento.

Viene, inoltre, punito “chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano al gruppo”. Si prevede un’aggravante sull’uso di “strumenti informatici o telematici idonei ad assicurare la segretezza delle comunicazioni, giustificata dalla maggiore difficoltà di prevenzione e accertamento delle condotte quando il coordinamento avviene attraverso modalità specificamente orientate ad eludere l’attività investigativa”.

Un’altra aggravante è prevista se il gruppo adotta “strumenti idonei a intercettare, impedire o interrompere comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche in danno di un pubblico ufficiale nell’esercizio o a causa delle sue funzioni, compromettendo l’efficacia dell’intervento delle Forze di polizia e mettendo a rischio l’ordine pubblico”.

Vengono maggiormente sanzionati i promotori, gli organizzatori e i dirigenti del gruppo, una misura che “recepisce un criterio già consolidato nella disciplina dei reati associativi, valorizzando il maggiore disvalore della condotta di chi determina, dirige o rende possibile l’azione criminosa”. Infine si prevede la “confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate alla commissione del reato, al fine di sottrarre definitivamente alla disponibilità degli autori gli strumenti utilizzati per l’organizzazione e l’esecuzione delle condotte criminose, rafforzando l’efficacia preventiva della disciplina e impedendone il futuro reimpiego per finalità illecite”.

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