Ci si domanda perché l’Italia abbia uno dei più bassi tassi di fertilità d’Europa e perché 6 italiani su 10 decidano di non aver figli. Le ragioni sono tante, ma nonostante questo alla vigilia dell’agognata, almeno dai genitori, riapertura delle scuole erompe un altro ottimo motivo per tenersi lontani dalla riproduzione: la lista del materiale scolastico. Questa lista è inviata attraverso lo Spid dai plessi scolastici ai genitori degli alunni. Qualche giorno prima dell’inizio lezioni, mescolata a una moltitudine di comunicazioni e richieste di firme e copie documenti fronte e retro e password da aggiornare e autorizzazioni polimorfe che vanno dall’insegnamento alla religione cattolica a esigenze mediche o etico-religiose riguardo al servizio mensa, sopraggiunge l’enigmatica lista. Vabbè, pensano i genitori stremati dalle scartoffie burocratiche, concluse le firme sarà bello andare a comprare qualche quaderno con quel loro nostalgico dolcissimo profumo di carta. Il sollievo è fugace di fronte all’imponderabilità delle richieste: Quaderni 10 e tutti rivestiti con copertine di plastica di colori diversi. Matite non tonde, triangolari che i bambini ci scrivono meglio, temperamatite tassativamente muniti di scatolina porta trucioli. Pennarelli almeno 36, idem pastelli e colori a cera, 3 colle stick, risma di carta, 3 cartellette con elastico e 3 senza, quadernone con anelli e inserti di plastica non quella fine dev’essere pesante, e poi calze, scarpe, Scottex e fazzolettini, salviette umidificate, bicchieri di carta, album da disegno con fogli già staccati fra loro, borraccia sostenibile. Postilla: ogni oggetto dev’essere obbligatoriamente etichettato con nome e cognome del bambino. L’eroico del 40% risoluto comunque a moltiplicarsi si riconosce da lontano perché vaga nei supermercati con lista in mano alla ricerca di copertine di 10 colori differenti. Intanto un dubbio feroce lo tortura: dove mettere il temperino a scatola che non entra nell’elastico dell’astuccio?

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